4 BUONE RAGIONI PER TACERE E 4 PER PARLARE

Mia madre ama ripetermi da quando ero bambina: figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi.


In realtà non è proprio così.

E' vero che i problemi sono commisurati all'età, ma la percezione della difficoltà nel risolverli è sempre soggettiva; c'è chi ha più feeling con i bimbi piccoli e chi riesce a gestire meglio gli adolescenti.

Per la mia breve esperienza, posso dire che gli adolescenti sono gestibili solo se si sono poste delle buone basi di corresponsabilità durante l'infanzia.

In questi casi, almeno per la sottoscritta, è più semplice farsi capire dai ragazzi piuttosto che da teneri bambolotti che ti guardano con aria sperduta davanti a un "no".

Quando li guardi ti spezzano il cuore e ne approfittano, i piccoli dittatori!


Ad ogni modo, che si tratti di infanti o di baldi giovani, ci sono situazioni comuni in cui un genitore dovrebbe imparare a tenere per sé le proprie opinioni e a lasciare che il figlio si avventuri nella sua nuova esperienza senza preconcetti o inutili paure e, se il caso, che ne sopporti le conseguenze.


I principali ambiti in cui dovremmo imparare a tenere a freno la lingua sono:

  • la scuola

  • l'attività sportiva o extra-scolastica in generale

  • le amicizie

  • il rapporto con l'altro sesso

Le interferenze dei genitori nella scuola, a partire dall'asilo nido fino a tutte le successive tappe di ogni ordine e grado, sono talmente tante e diffuse che potremmo scriverci romanzi.


Errore grande e destabilizzante.


Per quanto possa essere difficile, è fondamentale instaurare un rapporto di collaborazione con la scuola, almeno con un insegnante referente.

Possiamo avere anche tutte le ragioni del mondo per lamentarci dell'istituzione scolastica o del tale insegnante, tuttavia il figlio non deve percepire il nostro disagio ed il nostro disappunto.

Gli insegnanti e la scuola rappresentano l'autorità da rispettare, il luogo e le persone a cui vostro figlio si deve affidare e di cui si può fidare, non possiamo metterne in dubbio la professionalità ed il ruolo educativo, lo priveremmo di un importante punto di riferimento che esuli dalla famiglia.

La scuola deve rappresentare un secondo punto di vista da cui apprendere e con cui confrontarsi.


Le nostre aperte critiche non produrrebbero effetti positivi, solo inutili scontri di pensiero, le cui conseguenze si riverserebbero sulla crescita di nostro figlio.


Molto meglio non esprimere giudizi e cercare la collaborazione della scuola nelle sedi opportune, senza mettere a conoscenza nostro figlio dei nostri dubbi e se proprio non si riesce a costruire un rapporto di fiducia reciproca, la soluzione migliore è cambiare istituto.


Lo stesso vale per la scelta dell'attività sportiva e degli allenatori.


Lo sport, così come qualsiasi altra attività extra scolastica, deve essere una scelta dei nostri figli e solo loro, senza interferenze.

Possiamo anche tentare di guidarli verso attività vicine a casa, comode per gli orari, verso antiche passioni ormai impraticabili, ma alla fine la scelta deve essere autonoma e personale, non di mamma e papà.

Che sia calcio, musica, teatro o altro, l'attività impegnerà pesantemente vostro figlio e se non c'è un minimo di passione il rischio è di spendere soldi inutilmente, senza che lui impari nulla, senza intraprendere un percorso di crescita e senza avere risultati che lo stimolino a continuare.

Anche in questo ambito il rapporto con l'educatore, sia esso allenatore o insegnante, è importante.


Mai criticare apertamente il coach, mai giudicare pessime o eccellenti le performance di vostro figlio, soprattutto senza dovute motivazioni.


Non è facile.

Io stessa mi sono dovuta mordere più volte la lingua in questi anni, perché, se nella scuola il rapporto è più formale, spesso nelle società sportive il rapporto è più amicale e si tende ad uscire dai propri ruoli.

L'importante è non causare troppi danni e cercare di rientrare nella propria posizione senza destabilizzare il rapporto con l'allenatore.

E' sempre fondamentale, anche in questo caso, cercare una linea di progetto educativo comune, che possa aiutare il bambino ed il ragazzo a formarsi principalmente come persona.

E se viene a mancare la fiducia reciproca, inutile sprecare parole e critiche, ponendo vostro figlio tra due fuochi contrastanti, meglio cambiare.


Trascinarsi in un rapporto malsano tra educatori può portare solo ad un allontanamento di vostro figlio dalla sua passione, privandolo delle gioie di un'attività altrimenti divertente.


Altro tasto dolente le amicizie.


Premesso che non tutte le amicizie delle mie figlie mi sono piaciute e che molti bambini sono dei veri terremoto da ospitare in casa, zittitevi se qualche loro amico non rientra proprio nei vostri canoni dell'amico perfetto.

Parlare potrebbe avere un duplice effetto negativo: potrebbe fare intestardire vostro figlio a frequentare proprio quel genere di persone, per il solo gusto di farvi dispetto, o peggio potrebbe farlo arrivare alla triste conclusione che non tutti sono degni della sua amicizia, facendolo diventare eccessivamente selettivo e borioso.


Gli amici vanno e vengono quando sono piccoli e fintanto che sono giovani.

Sono generalmente i compagni di scuola, gli amici del quartiere e anche le situazioni complicate, per quanto difficili da gestire, sono sempre alla loro portata.

E' inutile intromettersi con la nostra visione adulta, hanno bisogno di sperimentare e di capire, per arrivare alla loro conclusione, non la nostra.


Ricordo che mia figlia maggiore, in quinta elementare, durante il campus estivo comunale, era diventata molto amica con una ragazzina rom, più grande di lei, che viveva nella casa famiglia situata in una delle nostre frazioni.

Quando mi chiese se potesse andare a trovarla a casa ero un po' preoccupata, ma non dissi nulla e con il mio solito sorriso l'autorizzai.

Nelle ventiquattro ore successive mobilitai tutte le mie conoscenze in comune per sapere chi fosse, chi erano i suoi genitori e che tipo di situazione vivevano e mi rassicurai.


Non sempre dobbiamo dire tutto ai nostri figli, non sempre è necessario che capiscano le nostre paure, spesso dettate da sterili pregiudizi.

Il nostro compito è proteggerli, metterli sicuramente in guardia dai pericoli, non privarli della fiducia in altri bambini.


Infine ultimo, ma non ultimo, evitate di esprimervi nei confronti dell'altro sesso e di come i vostri figli lo gestiscono.


Frasi del tipo "è proprio un maschiaccio", "si comporta come una femminuccia", hanno fatto il loro tempo; hanno fatto il nostro tempo, sicuramente il mio, ma adesso non hanno più senso.

Oggi vedere una bambina giocare a calcio o un bambino con la Barbie è all'ordine del giorno, fortunatamente, i maschiacci e le femminucce non esistono più, solo bambini.


La libertà di espressione comincia dall'infanzia.

Evitiamo di catalogarli con stereotipi desueti, cresceranno comunque con l'orientamento sessuale a cui sentiranno di appartenere e non saremo noi a darglielo, tanto meno la società, ma lo sviluppo del loro corpo e della loro psiche.


Evitate di prendere posizioni estreme, perché potreste influenzare negativamente vostro figlio e ritrovavi in situazioni che voi stessi avete creato.

Lasciarli liberi di esprimersi, di confrontarsi, di informarsi, anche su argomenti scomodi, può solo portarli ad una maggiore consapevolezza di sé e di quello che vogliono essere.


Alla luce di quanto finora espresso, si può quindi pensare che il ruolo del genitore sia solo di passiva osservazione, ma sarebbe un errore.


Ci sono altrettante buone ragioni per parlare, esattamente nelle stesse circostanze.


  • Nella scuola: in caso di disagio evidente tra vostro figlio ed un insegnante non si può solo stare a guardare. Se vostro figlio è troppo piccolo per gestire da solo la situazione o, nonostante gli sforzi, non riesce a superare il problema, è doveroso per un genitore cercare di capire la situazione col diretto interessato. Ovviamente cercando collaborazione con la scuola, senza recriminazioni o minacce.


  • Nello sport o in qualsiasi altra attività extra-scolastica: quando i carichi di lavoro sono eccessivi ed occorre pianificare meglio i tempi, per dare il giusto spazio alla scuola e per decidere, insieme, quale tipo di importanza dare alla sua passione. Vostro figlio potrebbe anche decidere di farne un'attività professionale, oppure scegliere di lasciarla solo come hobby. In entrambi i casi sono i genitori che devono prospettare al proprio figlio le diverse possibilità e aiutarlo a valutarne la fattibilità, per guidarlo in una scelta consapevole.


  • Nelle amicizie: perché se è giusto lasciare libertà di scelta ed espressione, è pur vero che possono capitare frequentazioni pericolose. In questi casi come genitori, come educatori, è nostro compito parlare, cercando i termini giusti e, ancora meglio, portando elementi concreti ed oggettivi che sostengano le nostre preoccupazioni. Solo così potremo ottenere l'attenzione dei nostri figli e metterli in guardia da possibili errori. Non è detto che riusciremo a liberarci di amici scomodi, ma probabilmente potremo evitare che i nostri figli scivolino in situazioni ambigue.


  • Nel rapporto con l'altro sesso: è forse l'ambito in cui è più difficile confrontarsi coi figli. E' semplice fintanto che sono piccoli, ma dalla fase adolescenziale in poi è spesso un argomento tabù, per due ragioni: la prima perché molto spesso ci reputano troppo vecchi per capire e la seconda perché rifiutano ogni forma di ingerenza dei genitori. Eppure a volte il confronto o lo scontro è necessario, fa parte del nostro ruolo. Un genitore non può tacere davanti ad un cambio repentino di abitudini sessuali, non può tacere davanti all'evidente sottomissione del figlio o della figlia verso il partner, non può fingere di non vedere il comportamento violento. In tutti questi casi, ma potrei citarne molti altri, è compito dei genitori cercare il confronto col figlio.


Il confronto non significa giudizio.

E' necessario capire come porsi, per affrontare un discorso tanto personale quanto delicato, senza lasciare trapelare una nostra possibile opinione discordante.

Saperci contrari in partenza, porterebbe il figlio ad un'ulteriore chiusura, senza possibilità di spiegazioni.


E' il ruolo di noi genitori: sapere tacere, ma all'occorrenza saper parlare, coi dovuti modi, nelle migliori circostanze, per lasciare libera espressione ai nostri figli e condurli verso la realizzazione di se stessi, fornendogli strumenti da usare in ogni circostanza della vita.


Una vera professione da imparare quotidianamente, attraverso l'esperienza e, perché no, anche attraverso qualche consiglio di buoni coach.


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Foto di Edsavy30 by Pixabay









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