ADOLESCENTI E SPORT

Oggi vorrei trattare un tema che mi sta molto a cuore, soprattutto in questo tempo di pandemia:

lo sport nello sviluppo psico-fisico e sociale degli adolescenti.


Ho due figlie sportive, entrambi agoniste, e io stessa sono una sportiva appassionata.

I benefici dell'attività sportiva sulla salute sia fisica che mentale sono ormai evidenti a tutti, eppure molti adolescenti abbandono lo sport proprio nel momento in cui ne avrebbero più bisogno, con il beneplacito dei genitori.

Probabilmente per retaggio culturale, noi adulti pensiamo che scuola e sport siano inconciliabili.

Il vecchio adagio "la scuola prima di tutto", che mi ripeteva mia madre, è tuttora molto diffuso.

Io stessa l'ho ripetuto molte volte alle mie figlie e a seguito di questa convinzione ho riscontrato che spesso l'inizio della scuola superiore coincide con l'abbandono dell'attività sportiva, sia agonistica che amatoriale.


In effetti le statistiche mi danno ragione.

Dai dati del CSI (Centro Sportivo Italiano), una delle tante associazioni sportive che gravitano nel circuito del CONI e che organizzano campionati nazionali di varie discipline a più livelli, l'età in cui i ragazzi si avvicinano maggiormente allo sport è tra gli 11 ed i 14 anni, per poi subire un calo del 10% dai 14 anni in poi.

La società italiana di pediatria, che consiglia almeno un'ora di attività fisica al giorno, anche non agonistica, ha stimato che il 40% dei nostri adolescenti non pratica sport.

Nella sola classe di mia figlia, su 26 studenti quindicenni, fanno attività sportiva solo in 3.


Leggendo un po' qua e là mi sono però resa conto che le cause di questo abbandono sono molteplici e non tutte imputabili ad un maggior carico di studio.


Per molti anni in Italia l'attività sportiva e la formazione di una cultura di livello superiore hanno viaggiato su due binari paralleli, senza mai arrivare ad un punto di incontro.

Il famoso detto "Mens sana in corpore sano", tanto decantato a livello aulico, è stato solo uno slogan di cui l'ambito scolastico non si è mai occupato.

Da qualche anno invece, anche la scuola ha rivalutato la valenza dello sport come metodo di formazione, introducendo programmi specifici per studenti atleti, organizzando giornate sportive nel corso delle attività didattiche e riconoscendo crediti formativi per gli studenti sportivi.


Nel corso dell'adolescenza i ragazzi prendono consapevolezza della loro forza fisica e della loro sessualità, diventando spesso aggressivi e volgari.

Nella ricerca di una loro dimensione che li identifichi, cercano lo scontro con chi rappresenta l'autorità, per ribadire la loro autonomia, diventando spesso ingestibili tanto dai genitori che dagli insegnanti.

Percepiscono una carica di energia che non sanno gestire ed incanalarla in un'attività sportiva, che detti delle regole di comportamento certe e che rappresenti delle sfide con cui confrontarsi, è un modo sano per aiutarli a crescere fisicamente e psicologicamente.


Diventa quindi determinante il ruolo dell'allenatore o della società sportiva che, attraverso lo sport, insegni comportamenti di vita sempre validi:

  • rispettare le regole

  • rispettare l'avversario

  • rifiutare la violenza verbale e/o fisica

  • non abusare di alcool e droghe

  • essere d'esempio per i più piccoli

  • rispettare il pubblico

Già queste basi educative dovrebbero essere una buona motivazione affinché i genitori considerino lo sport come un valido alleato per la crescita dei figli.

Tuttavia in cima alle loro preoccupazioni resta sempre il rendimento scolastico.


Personalmente, ho una figlia che si allena circa 10/12 ore a settimana, con un rendimento scolastico da podio e la sorella non è stata da meno.

Certo le mie figlie potrebbero non fare testo, ma devo considerare che anche le loro compagne hanno sempre avuto dei voti più che buoni, pur allenandosi le stesse ore.


Ho quindi approfondito con una piccola ricerca e ho scoperto che l'Università di Montreal ha pubblicato su Annual Journal of Health Promotion i risultati incrociati di uno studio fatto su 2700 adolescenti, da cui è emerso che gli studenti praticanti attività sportiva hanno risultati scolastici migliori dei compagni, una maggiore capacità di concentrazione ed un miglior autocontrollo.

Lo stesso studio ha dimostrato che il 50% dei bambini che fanno sport dedicano in media 3 ore di studio in più alla settimana rispetto ai bambini più sedentari.


Uno ulteriore studio inglese, condotto su 5000 ragazzi, ha rivelato che gli atleti perdono meno giorni di scuola e fanno meno assenze ingiustificate rispetto ai compagni e sono meno coinvolti in risse e atti vandalici.


Le motivazioni di questi risultati sono innanzi tutto di tipo fisiologico.

L'attività fisica ossigena il cervello e stimola la crescita a livello di connessioni neuronali, migliorando le funzioni mnemoniche e di apprendimento.


Lo sport, in particolare gli sport di squadra e le arti marziali, se praticati fin da bambini, forniscono dei modelli educativi che vengono poi riprodotti nell'ambiente sociale, scuola compresa.

I ragazzi imparano ad organizzare ed a gestire il loro tempo, finalizzandolo all'obiettivo, così come gli viene insegnato nell'attività sportiva.

Nello sport gli adolescenti trovano un gruppo di appartenenza dove sviluppare la loro socialità e modelli di riferimento, diversi da famiglia ed insegnanti, con cui rapportarsi e confrontarsi.

Attraverso una sana competitività, sfogano le loro energie e tendono ad un continuo miglioramento di se stessi.


Alla luce di tutto questo mi chiedo allora:

"Perché mai un genitore e un ragazzo scelgono di abbandonare un'attività sportiva, iniziata magari da bambino?"

Le società sportive per prime e i genitori poi dovrebbero fermarsi e riflettere.


Spesso si pensa allo sport come ad una semplice fucina di campioni.

Si sovraccaricano i ragazzi di aspettative che, se non realizzabili entro il breve termine, lasciano il giovane solo, demotivato e con un senso di sconfitta.

Se a 14 anni non si è riusciti a farsi notare, in molte discipline, tra cui penso alla ginnastica ritmica che pratica mia figlia, non si ha più possibilità di carriera.

Ecco lo sport non può essere solo questo.


Le società sportive, gli allenatori e i genitori dovrebbero insegnare ai loro figli, fin da piccoli, che lo sport è innanzi tutto divertimento, socialità, sfida verso se stessi, prima ancora che verso gli altri.


Il vero obiettivo dello sport non può essere solo arrivare in serie A, ma dare il meglio di sé, scoprire i propri limiti e, se si riesce, andare oltre.

Farsi nuovi amici, darsi nuove possibilità, conoscere nuovi ambienti: questo è sport.


Se così fosse allora, forse, gli adolescenti non si farebbero blandire da facili richiami.

Troverebbero l'amicizia nella squadra e nella società, il lavoro duro andrebbe oltre l'obiettivo di una banale selezione, ma di una formazione costante ed in crescita.

Allora, forse, avremmo un abbandono meno massiccio dell'attività sportiva in adolescenza e potremmo avere giovani più sani, meno aggressivi, più tolleranti e rispettosi.


Spero di avervi convinti, o quanto meno di avervi incuriosito ad approfondire l'argomento.


Lo sport è vita a tutte le età, ma in adolescenza è fondamentale.


Per questo mi auguro che tutti gli adolescenti tornino presto a confrontarsi, sfidarsi e scontrarsi sul terreno di gioco, qualunque esso sia.


Buona vita ai nostri ragazzi!


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Nella foto mia figlia minore - Campionato Nazionale CSI Ginnastica Ritmica 2019




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