AUTORITARIA O AUTOREVOLE?

Qualche anno fa mi invitarono a partecipare ad un incontro con un noto psicopedagogista presso una scuola privata di Milano.

Ero un po' combattuta se andare o meno. L'ambiente non mi era familiare.

Ero l'unica esterna, con una realtà di vita piuttosto diversa dalle coppie bene che frequentavano la scuola e pensavo che probabilmente anche le domande poste sarebbero state molto diverse dalle mie, considerato che molti bambini venivano seguiti più da tate e nonne che dai genitori.

Tuttavia l'argomento mi interessava, l'amica che mi aveva invitato la stimavo molto, quindi ho vinto le mie ultime resistenze e sono andata.

Ho avuto così l'occasione di conoscere il Dott. Daniele Novara, autore di diversi libri sull'educazione infantile ed adolescenziale.

E ho imparato due grandi lezioni:

  1. I figli ci accomunano tutti, al di là della classe sociale o della preparazione culturale

  2. Anche gli squattrinati possono essere terribilmente snob

Scoprire di essere così incline ai pregiudizi, solo sulla base di un sentire comune per cui solitamente chi non accudisce direttamente i propri figli non li conosce davvero, mi ha fatto sentire particolarmente stupida.

Da allora cerco di essere più equilibrata nel rapportarmi con la gente.

A partire da quel seminario ho capito che si possono avere idee comuni e buoni sostenitori anche se si appartiene ad ambienti differenti, con trascorsi diversi.

Effettivamente, durante l'esposizione dell'argomento, non eravamo tutti d'accordo con il Dott. Novara e quando alla fine si è aperto il dibattito non ho potuto che farmi avanti nel sollevare qualche dubbio.

A sorpresa sono stata supportata da diversi altri genitori che non conoscevo.

Tra esempi pratici ed approfondimenti psicologici, alla fine il dottore ci ha convinti che la differenza tra autoritario ed autorevole determina il successo di una buona educazione, a partire già dalla prima infanzia.

Con buona pace per le vendite del suo libro "Punire non serve a nulla", che naturalmente promuoveva durante la serata.


Un libro che vi consiglio, anche solo per curiosità.

Scorrevole, semplice, a volte anche divertente, con osservazioni pratiche, derivate dalla sua esperienza sul campo con bambini, adolescenti e le loro famiglie.

Vi ritroverete forse, come me, in alcuni errori comuni:

  • Chiedersi quale sia la punizione migliore per una disubbidienza, piuttosto che ricercare il perché della disubbidienza stessa, per evitarla in futuro

  • Scambiare regole di normale convivenza familiare, come ad esempio aiutare nei lavori domestici, con punizioni per essersi comportati male

  • Portare avanti, senza esserne coscienti, errori commessi dai nostri genitori prima di noi con la banale frase "con me ha funzionato", senza considerare che ogni individuo è unico

Questi sono solo alcuni dei moltissimi spunti di riflessione che troverete nel libro.

Molto utili, a mio parere, anche i punti di vista di bambini e adolescenti, in un range di età che va dai 5 ai 16 anni, per capire come vengono recepite le nostre regole e le punizioni inflitte.


In sintesi il Dott. Novara, in questo viaggio tra il nostro passato culturale e le necessità delle nuove generazioni, ci fa capire che il metodo educativo è arrivato ad una svolta.

Il vecchio modello di autoritarismo genitoriale, che vedeva i bambini solo come piccole statuine da esibire, piuttosto che adolescenti ribelli da domare e punire, deve cedere il passo ad un modello di genitori autorevoli e consapevoli.

E l'autorevolezza si ottiene solo definendo regole chiare e precise, d'interesse familiare.

Così che i figli capiscano la regola e i genitori possano essere loro per primi a rispettarla.

E' un nuovo approccio nel rapporto educativo, dove si mette al centro l'esigenza del figlio non dei genitori.

Dove la domanda giusta non è "perché mio figlio ha sbagliato", ma "dove io genitore ho sbagliato" e come posso aiutare mio figlio a capire l'errore.

In questa nuova dimensione educativa, la punizione diventa più uno sfogo alla frustrazione dei genitori, piuttosto che un valido metodo di correzione, in qualsiasi età evolutiva.

Insomma un libro che rimette in discussione molte regole base con le quali siamo cresciuti e che fa riflettere su quali adulti saremo in grado di formare domani.

L'unica nota un po' fuori tempo che mi sento di dovervi segnalare, data l'attuale situazione pandemica, è il capitolo relativo all'uso della tecnologia su bambini e adolescenti.

Nel 2017, quando il libro è uscito, nessuno immaginava che i nostri figli avrebbero dovuto frequentare la scuola in DAD per due anni.

Quindi ogni raccomandazione sulla regolamentazione dell'uso di dispositivi elettronici, per quanto possa essere utile, è forse al momento poco praticabile, non facciamocene un cruccio.

Purtroppo in questi mesi non abbiamo avuto molta scelta.

Ci auguriamo solo che si possa tornare presto in presenza e che le conseguenze di tante ore senza socialità non siano troppo devastanti e soprattutto irreversibili.

Per tutto il resto, vi auguro buona lettura.




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