BULLISMO E CYBERBULLISMO: STRATEGIE PER RICONOSCERLO, PREVENIRLO ED AFFRONTARLO

Quanti di noi a scuola non sono mai stati presi in giro per gli occhiali, le orecchie a sventola, la ciccia, la magrezza, troppo alto, troppo basso ... e potrei continuare all'infinito.


Il bullismo è sempre esistito, lo sanno bene gli uomini che hanno fatto il servizio di leva militare, dove il nonnismo ha causato anche qualche danno, eppure siamo tutti sopravvissuti.


Attenzione però, i tempi sono cambiati!


La tecnologia e l'uso dei social media, entrati di prepotenza nelle nostre vite, sono diventati cassa di risonanza di situazioni che ai nostri tempi erano limitate ad un ambiente ristretto di pochi conoscenti, mentre oggi possono contare sull'immenso pubblico della rete.


Lo scorso 8 febbraio si è celebrata la Giornata Nazionale Contro Bullismo e Cyberbullismo.

I dati che sono emersi dall'Osservatorio Indifesa di Terre Des Hommes e da ScuolaZoo sono allarmanti e indicano un incremento del fenomeno.

Il 68% degli adolescenti ha assistito ad episodi di bullismo ed il 61% ne è stato vittima

Il 42% ha dichiarato di aver subito violenza psicologica da parte di coetanei, il 44% delle ragazze ha subito pesanti commenti sessuali sui propri profili social.

Per contro l'8% delle ragazze ammette di aver bullizzato in qualche occasione dei compagni, percentuale che sale al 15% tra i ragazzi.


In occasione dell'evento la Dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza, ha concluso che i numeri in crescita rappresentano un evidente errore nella comunicazione e nella percezione del problema, nonostante l'ormai diffusa conoscenza.


Limitare le aggressioni fisiche e verbali a semplici ragazzate o bambinate, parlare di bullismo e/o cyberbullismo solo in presenza di una violenza fisica o un disagio psicologico, costituiscono di per sé un'interpretazione sbagliata, che riduce fortemente il significato dei termini.


Il vocabolo bullismo deriva dall'inglese "bulling", utilizzato per la prima volta agli inizi degli anni '70 dallo psicologo svedese-norvegese Dan Olwens (1931-2020), pioniere dello studio del bullismo.

Dan Olwens in "Bullismo a scuola" differenzia i comportamenti turbolenti e distruttivi, le ragazzate e i giochi pesanti, tipici del processo di maturazione individuale, dal bullismo.


Si considera bullismo una serie di eventi ripetuti e sistemici contro un individuo, in cui esiste un'assimetria di forza, tant'è che la vittima non è in condizione di difendersi.


La ripetitività delle azioni, il silenzio, l'indifferenza di chi assiste, l'incomprensione delle motivazioni di tanta aggressività, si abbattono sulla vittima, aumentandone ansie e paure, rendendola ancora più fragile ed incapace a reagire.


Ma come possiamo capire se i nostri figli sono bulli o vittime?

Come possiamo prevenire e affrontare bullismo e cyberbullismo?


Il bullo ha generalmente un carattere aggressivo, verso adulti e coetanei.

Fisicamente più forte, ha un'alta concezione di sé ed usa la violenza fisica e verbale per dominare gli altri, sui quali pensa di avere pieno diritto di sottomissione.

Si contorna di soggetti più deboli, che lo venerano come guida, da cui trae soddisfazione ed attenzione, e che, imitando le su gesta, diventano essi stessi bulli passivi.


L'azione di gruppo, come un contagio sociale, solleva dalla responsabilità individuale e le vessazioni perpetrate sul più debole sono giustificate dalla facilità con cui si può umiliare la vittima.


L'avvento dei social e l'utilizzo delle chat di gruppo hanno aggiunto la componente mediatica alle possibili molestie dei bulli, che scatenano la loro fantasia in fotomontaggi, video e canzoni denigratorie create apposta per le loro vittime, che poi condividono in rete sui gruppi di amici.


In questi casi, a differenza dei nostri tempi, la vittima viene completamente isolata, non solo dal ristretto gruppo della classe, ma della scuola, del quartiere e da tutti i suoi contatti social.

L'umiliazione pubblica la rende ancora più fragile ed incapace di chiedere aiuto, sentendosi spesso responsabile della sua stessa sorte.


Tuttavia questi eventi è possibile prevenirli o quanto meno limitarli, accorgendosene per tempo e riconoscendo le caratteristiche principali dei soggetti coinvolti.


Consideriamo innanzi tutto che tanto il bullo che la sua vittima sono frutto di un'educazione ed una situazione famigliare che li ha resi emotivamente fragili ed incapaci di gestire le proprie emozioni.


Il bullo è spesso un adolescente cresciuto in un ambiente troppo autoritario o troppo permissivo, dove non ha imparato a rispettare le regole ma a subirle o a infrangerle e dove sicuramente non ha avuto le attenzioni necessarie per uno sviluppo equilibrato.

Assistere spesso a conflitti e a divergenze famigliari, può avere intaccato la sua sicurezza e la sua capacità di relazionarsi, stimolando il suo lato aggressivo.


La vittima è quasi sempre tranquilla, ansiosa, insicura, poco incline alla socialità, si tratta della Vittima Passiva o Sottomessa, incapace di reagire.

Anche in questo caso buona responsabilità deriva dalla famiglia, con la quale esiste sicuramente un ottimo rapporto, ma che probabilmente è stata iperprotettiva.

Così facendo l'individuo non ha potuto costruirsi un'identità forte e sicura e non ha acquisito autostima, tanto da poter essere facile bersaglio del prepotente di turno.


Ci sono vittime che riescono a reagire alle provocazioni, sono definite Vittime Reattive, tuttavia la loro azione non è né adeguata né risolutiva e nella maggior parte dei casi riescono solo a peggiorare la situazione, aumentando così la loro frustrazione.


Ci sono poi casi di Vittima Provocatrice e Vittima Ambigua, in cui riconoscere il caso di bullismo è particolarmente complicato.


La Vittima Provocatrice è ansiosa e iperattiva, cerca spontaneamente la lite in ogni occasione, diventando irritante per tutti i presenti.


La Vittima Ambigua segue le stesse dinamiche della provocatrice, inoltre si rende particolarmente antipatica facendo la spia o muovendo accuse infondate.


Con queste modalità di comportamento le due vittime si auto-isolano dal gruppo e fenomeni di bullismo nei loro confronti sono spesso giustificati dai compagni.


Tra le principali cause scatenanti del bullismo ritroviamo:

  • competizione scolastica (il bullo si rivale sul più bravo, diverso da lui, per compensare le proprie mancanze)

  • forza fisica (il bullo esalta la propria fisicità sovrastando il debole)

  • aspetto fisico (il bullo perseguita chi non rientra nei canoni di bellezza imposti dalla società)


L'aspetto fisico, di fatto, è più un pretesto che una causa.

Il "body shaming" è al momento una delle principali modalità di cyberbullismo a cui sono sottoposti gli adolescenti.


E' possibile avere la situazione sotto controllo se si è pronti a valutare i primi segnali di disagio:

  • cambiamento nelle abitudini quotidiane (ritmo sonno/veglia, alimentazione)

  • cambiamento nel rendimento scolastico (calo improvviso, assenze, malattie improvvise)

  • utilizzo del cellullare (eccessivo o improvvisamente limitato)

  • frequentazione degli amici (uscite sempre più frequenti, isolamento)


Nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza il cambiamento nelle abitudine quotidiane è normale, tuttavia una repentina modifica di determinate consuetudini può essere un campanello d'allarme da non sottovalutare.


I genitori, la scuola, la società in generale possono fare molto per ridimensionare il fenomeno.

Occorre un patto di corresponsabilità educativa.


Perché se è chiaro che la famiglia è il principale luogo formativo dell'individuo, la società e la scuola devono aiutare, proponendo modelli positivi ed educando ad un uso sano e consapevole del mondo digitale.


La DAD (Didattica A Distanza) durante tutta la pandemia, ha allargato l'utilizzo dei dispositivi digitali a fasce di età molto piccole, non tutti adeguatamente preparati.


Avere coscienza che il mondo virtuale è strettamente connesso a quello reale è fondamentale.

Parole, immagini, pensieri e commenti esposti in rete restano per sempre e sono visibili a tutti.

Per contro, ciò che non è virtuale può comunque esistere ed essere reale.


Un concetto che sfugge alla Generazione Z, per cui ciò che non è visibile sui social non esiste.


E' la nuova forma di cyberbullismo a cui sono stati sottoposti molti ragazzi durante la DAD.

Esclusi dai gruppi WhatsApp, emarginati dagli altri gruppi social, hanno perso il contatto reale con amici e compagni di scuola, senza avere i mezzi emotivi per reagire.


Il Ministero dell'Istruzione, il 13 gennaio scorso, ha emanato le nuove linee guida per la prevenzione e il contrasto al bullismo e cyberbullismo, riconoscendo in questo senso alla scuola un ruolo centrale, affinché gli studenti possano acquisire una cittadinanza digitale consapevole.


Il progetto italiano "Safer Internet Center" (SIC) co-finanziato dalla Commissione Europea nel programma "Connecting Europe Facility" (CEF) si pone tra gli altri obiettivi di promuovere l'uso consapevole e positivo del web.

Il SIC, in particolare, è rivolto alle scuole e a tutti gli educatori per incentivare le strategie necessarie a rendere più sicuro l'utilizzo della rete, attraverso corsi di formazione per gli insegnanti, strumenti didattici e laboratori per gli studenti.


La scuola ha oggi programmi adeguati ed iter collaudati per prevenire ed affrontare casi di bullismo e cyberbullismo, ma la differenza la fanno ancora gli insegnanti e i dirigenti scolastici.


Cosa possiamo fare come genitori?

  • avere un rapporto di fiducia e collaborazione con la scuola

  • costruire un rapporto sano coi nostri figli

  • insegnare ai nostri figli il rispetto per le diversità

  • insegnare ai nostri figli la collaborazione e la forza positiva del gruppo

  • insegnare ai nostri figli a reagire contro le ingiustizie

  • aiutare i nostri figli ad esprimere e a gestire le loro emozioni

  • aiutare i nostri figli a sconfiggere le loro paure

E se ci dovessimo trovare, malauguratamente, ad affrontare episodi di bullismo o cyberbullismo, attenzione a non commettere errori:

  • NON SOTTOVALUTARE MAI L'EPISODIO (perdereste la sua fiducia)

  • no a reazioni eccessive (rabbia o allarmismo, aumentereste la sua insicurezza)

  • non fatelo sentire in colpa (ne risentirebbe ulteriormente la sua autostima)

  • non date risposte al posto suo (si sentirebbe ancora più inadeguato)

  • non giustificate il suo isolamento (ci riesce benissimo anche da solo)

  • non demonizzate i social (posso anche essere un'ottima risorsa di rivalsa)

  • non cancellate le tracce di cyberbullismo (possono sempre tornare utili)

Il bullismo e adesso il cyberbullismo, sono tipici dell'età scolare e in linea generale possono già manifestarsi nel secondo ciclo della scuola primaria e trascinarsi per tutta l'adolescenza.


Non sono tipici delle grandi città, anche nelle piccole comunità possono svilupparsi dinamiche tali per cui alcuni bambini/ragazzi vengono isolati, nonostante ci si conosca tutti da anni.


Siate pronti e cercate la collaborazione della scuola.

L'andamento scolastico e l'alimentazione sono sicuramente i primi e più evidenti segnali di una richiesta di aiuto.


Soprattutto affrontate l'argomento coi vostri figli, anche i più piccoli.


La conoscenza è il modo migliore per comprendere, l'empatia verso il più debole un valido aiuto per arginare la violenza, la solidarietà la base di una comunità che insieme fa la forza.


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Foto Anemone123 by Pixabay








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