CHE COSA FA UN GENITORE PER I FIGLI?

La domanda sembra banale, ma a seconda di come ciascuno di noi risponde a questa domanda si instaura un rapporto più o meno stabile e reciproco coi figli.

E un'altra domanda fondamentale da porsi è: perché ho messo al mondo dei figli?


La mia secondogenita compie oggi 16 anni.

La vedo crescere alla velocità della luce, eppure sembra ieri che la tenevo piccola ed indifesa tra le mia braccia, del tutto dipendente dalla sua mamma.

La mia prima figlia va verso i 23 anni ed è prossima alla laurea, anche lei ormai proiettata verso il futuro, che le auguro radioso.


Perché allora generiamo figli, se sappiamo che ci lasceranno per seguire il loro destino e quale è il nostro ruolo nella loro crescita?

E soprattutto, siete tutti consci del fatto che non resteranno con voi per sempre?


Non pensiate siano domande causali.

In moltissime tradizioni e culture i figli sono proprietà della famiglia, che ne dispone a piacimento e fino al secolo scorso anche qui in Italia si mettevano al mondo molti figli perché aiutassero nel lavoro nei campi o, più in generale, per sbarcare il lunario famigliare.

Le figlie poi erano particolarmente sventurate e lo sono ancora in molte parti del mondo.

Soggette al dominio ed alla volontà famigliare, venivano spesso date in sposa, a volte ancora bambine, per suggellare amicizie, per avere ritorni economici, favori o anche solo per avere una bocca in meno da sfamare.


Ma senza andare troppo lontano, sono rimasta un po' perplessa da un'osservazione di mia madre, classe 1934, quando un giorno, non potendo accompagnarla a fare la spesa, con aria stizzita mi ha detto "Cosa ho fatto 3 figli per fare, se nessuno può portarmi a fare la spesa?".

Retaggio di una cultura evidentemente non ancora consumata.


Non so voi, ma io ho messo al mondo e cresciuto le mie figlie, insieme a mio marito, con la piena consapevolezza che non mi appartenessero, o meglio, che la loro vita non appartenesse a me, ma solo a loro.

Il nostro unico scopo nel diventare genitori è stato ed è quello di donare una nuova generazione al mondo, possibilmente migliore della nostra.

Credo che essere genitori non debba essere una scelta di comodo, per tutelarci nella vecchiaia o riscattarci dai nostri fallimenti, ma una scelta d'amore generosa, che prepari una nuova generazione, capace di costruirsi un futuro che spero possa essere migliore del nostro.


Mi sono occupata e mi occupo tuttora dei bisogni primari delle mie figlie: un luogo confortevole in cui vivere, un'alimentazione adeguata e sana, un'istruzione in linea con le loro capacità ed i loro obiettivi e soprattutto, nel corso degli anni, ho cercato di insegnargli a scegliere, perché la loro vita se la possano costruire con le loro forze, i loro sogni e le loro possibilità.


Ecco quale penso sia il ruolo fondamentale di un genitore: insegnare ai figli a scegliere.


E' necessario indicare loro tutte le possibilità di cui dispongono, con pochi semplici passaggi:

  • mostrare vantaggi e svantaggi di ogni scelta

  • insegnare a guardare oltre

  • evidenziare le possibili conseguenze future


Si parte dalle piccole cose, proporzionate all'età.

Scegliere un gioco piuttosto che un altro, perché entrambi molto costosi e se ne compriamo uno non possiamo permetterci l'altro.

Non importa se possiamo permetterceli entrambi, mettiamo il bambino davanti ad una scelta e a delle valutazioni, che farà in autonomia e poi deciderà.

Possiamo aiutarlo a scegliere, elencando insieme tutte le cose buone e meno buone dei due giocattoli e confortarlo nella sua decisione.

E' un buon esercizio, che serve tanto ai figli quanto ai genitori.

Scegliere insieme aiuta a creare una relazione, aiuta i figli a vedere nei genitori non solo un'autorità da rispettare ma anche una fonte di confronto e saggezza, che può supportarli nelle loro scelte.


Questo è solo un piccolo esempio, in realtà ci sono molte occasioni durante la crescita che ci danno la possibilità di insegnargli a scegliere e di prendersi le loro responsabilità.

E' durante l'infanzia, quando cominciano a sperimentare la loro autonomia, che si pongono le basi della relazione futura, che sarà determinante per aiutarli a fare scelte molto più importanti per la loro vita.


L'adolescenza effettivamente li rende protagonisti di molte scelte e troppo spesso ho visto genitori mettersi trasversalmente rispetto alle aspirazioni dei loro figli, rendendoli penosamente infelici.

Ci sono ragazzi ribelli che manifestano tutto il loro disagio con rendimenti scolastici pessimi, ce ne sono altri che fanno attività sportive o culturali controvoglia, con scarsi risultati e atteggiamenti aggressivi, altri ancora, particolarmente sensibili, che hanno ricadute preoccupanti sulla salute.


Sono segnali di allarme.

I figli non sono un prolungamento di noi stessi, non sono noi, non hanno le nostre stesse aspirazioni, non hanno le nostre stesse modalità di espressione.

Che cosa deve fare allora un genitore?


Partire prima, molto prima dell'adolescenza, ad insegnargli a fare delle scelte e delle rinunce, a chiedere aiuto nelle difficoltà, senza giudizio e senza sbeffeggiamenti.


La mia piccola da quando aveva sette anni aspira a diventare una scienziata, in che cosa ancora non le è chiaro, ma ultimamente mi ha palato di un possibile impiego nel CNR; se si sogna tanto vale farlo alla grande.

Questo comunque non le ha impedito di diventare una ginnasta agonista, anche se, per sua scelta, ha preferito restare nella sua piccola associazione sportiva dilettantistica piuttosto che avventurarsi in altre società più prestigiose, che fin da subito l'avevano notata.

Ha sempre messo in vetta a tutto il suo obiettivo: scienziata non ginnasta, pur portando avanti la sua grande passione per la ritmica.

Questo è il suo decimo anno di ginnastica ritmica e coi suoi sedici anni, volendo, può iscriversi al CSI per diventare istruttore, glielo ha ben fatto presente la sua istruttrice, che vede in lei un valido futuro aiuto per la sua scuola.


Una possibilità.

Al momento l'ha accantonata, vuole prima rendersi conto di come sarà questo terzo anno di liceo, ma la possibilità resta lì, sospesa, perché nei suoi progetti futuri di scienziata un piccolo lavoro che l'aiuti mentre frequenta l'università può sempre essere comodo.


Scelte, relazioni, possibilità, progetti e sogni.

Un unico filo che può cucire insieme molte realtà, rendere la vita più luminosa e il futuro tutto da costruire.


Il nostro ruolo di genitori è quello di insegnare ai nostri figli a cucirsi l'abito su misura per loro, scegliendo magari dei fili colorati e se qualche punto è sbagliato o tira pazienza, a volte anche le toppe servono a rendere particolare un vestito altrimenti anonimo.


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Nelle foto la mia "piccola" - tutti i diritti riservati alla mamma :-)






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