COME I NOSTRI ADOLESCENTI SALVERANNO IL MONDO

In quanto adulti pensiamo spesso che giovani e adolescenti abbiano solo cose da imparare.

Quando discutiamo di adolescenza ci limitiamo sempre ad affrontare una serie di problemi caratteriali e di crescita, difficili da gestire tanto per noi genitori che per i nostri figli.

Eppure l'età tra i 12 e i 25 anni è un periodo di grande fermento sociale e culturale in cui i ragazzi, non dipendendo solo dai nostri insegnamenti e suggerimenti, si creano una loro identità e idee personali, che, se siamo disposti ad ascoltare, potrebbero essere motivo di cambiamento e miglioramento anche per noi.


Me ne sono resa conto in questi anni, confrontandomi con le mie figlie sulla situazione ambientale del nostro maltrattato pianeta.


Devo purtroppo ammettere che, soprattutto con la mia prima figlia, non ero particolarmente sensibile alle possibili complicazioni che un uso scellerato delle risorse energetiche fossili avrebbero causato alla natura.

Per quanto fossi conscia dell'aumento esponenziale dell'inquinamento e del buco nell'ozono, l'argomento ambiente non è mai stato al centro delle nostre discussioni o la mia principale preoccupazione di educazione.

Del resto la mia generazione è stata improntata al consumismo e al profitto più che alla salvaguardia delle risorse naturali e della salute comuni.

Ciò nonostante la mia prima figlia ha acquisito un'attenzione verso l'ambiente e gli animali che mi ha fatto riflettere, cambiare atteggiamento ed educare in maniera più consapevole ed ecologica la sorella minore.

E il mio non è un caso isolato o anomalo.


Uno studio condotto da Skuola.Net in collaborazione con Sorgenia, su un campione di 3500 giovani tra i 10 e i 25 anni, ha evidenziato che:

  • il 96% degli intervistati è spaventato per la salute del nostro pianeta.

  • il 54% non crede esista una soluzione nell'immediato

  • il 36% è preoccupato ma fiducioso

  • solo il 6% pensa che la situazione sia ancora sotto controllo.


Inoltre da un ulteriore studio, effettuato dall'Osservatorio Giovani dell'Istituto Giuseppe Tonioli in collaborazione con Fondazione Cariplo e Intesa S. Paolo è emerso che le responsabilità per i cambiamenti climatici i giovani le ripartiscono come segue:

  • il 56,3% lo imputa prevalentemente all'attività umana

  • l'11,3% non pensa sia correlato all'attività umana

  • il 45% lo colloca unicamente come responsabilità dell'uomo e delle su attività


Una consapevolezza profonda della grave situazione ambientale, a cui i ragazzi sono arrivati quasi esclusivamente con mezzi propri, approfondendo l'argomento sul web o sui social e solo in minima parte (1 su 10) cercando notizie tramite gli insegnanti o la famiglia.


La così detta Generazione Greta o Generazione Z è orientata all'utilizzo di risorse energetiche rinnovabili, all'uso dei trasporti pubblici e di mezzi elettrici, all'incentivo di prodotti biologici e a chilometri zero.

Sono contrari all'uso della plastica e attenti a limitare gli sprechi energetici e di acqua.

Sono preparatissimi nella raccolta differenziata dei rifiuti, che eseguono automaticamente senza nessuno sforzo, mentre io, per esempio, ancora ho qualche difficoltà a capire in quale contenitore devo buttare il Tetrapack del latte.


Nel loro mondo ecologico sostengono le aziende che producono in modo ecosostenibile, disposti a pagare di più pur di essere certi di preservare l'ambiente,

Se non hanno ancora optato per una dieta vegetariana o vegana, cercano comunque di limitare l'uso della carne, privilegiando frutta e verdura.

Evitano il consumo di carne proveniente dagli allevamenti intensivi, scelgono con cura dove fare la spesa e quando possono preferiscono acquistare un prodotto nazionale.


Sono adolescenti e giovani sostenitori di Greta Thunberg, ma non solo.

Associazioni come Fridays For Future (FFF) o School Strike 4 Climate sono ormai il canale principale attraverso cui i ragazzi restano aggiornati sulla situazione ambientale globale e attraverso i quali si sostengono e denunciano le mancanze di quel popolo adulto che gli sta precludendo un futuro sereno.


E' triste pensare che noi genitori abbiamo fatto poco per garantirgli un ambiente più sano e ancora più triste constatare che anche la scuola è stata carente, almeno fino a questo ultimo anno.

Infatti a partire da questo anno scolastico, ormai in chiusura, nei programmi ministeriali è stato introdotto l'insegnamento dell'educazione civica, tra cui rientra l'educazione ambientale.


Qualcosa forse abbiamo imparato dal lock-down mondiale causato dalla pandemia.

Durante lo stop produttivo globale di qualche settimana, il mondo era tornato a respirare.

Si erano schiariti i cieli, tornate limpide le acque, ripopolate di animali zone urbane rimaste deserte.

Una lezione che i giovani e i ragazzi hanno evidentemente capito prima di noi, meglio di noi e senza il nostro intervento o appoggio.


Certo, loro sono giovani e non devono fare il conto col portafoglio o con le scadenze di lavoro.

Quando si accorgeranno che il prodotto bio costa il doppio di quello tradizionale o che per arrivare dall'altra parte della città è molto più rapida e comoda l'auto anziché la bicicletta o il trasporti pubblico, forse cambieranno approccio.


Adesso però è compito nostro raccogliere i loro sogni e la loro voglia di futuro e trasformarli in una vita migliore possibile.


Loro ci stanno indicando una via che la nostra generazione ha trascurato.

Sarebbe da ottusi ed egoisti fingere di non vedere o non capire che questi devono essere gli anni della svolta, abbinando le loro speranze alla nostra esperienza.


Occorre tempo, voglia ed energie per riequilibrare economia e ambiente, ma insieme si può fare.


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Foto René Schindler by Pixabay









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