COME SOPRAVVIVERE CON UN FIGLIO GRANDE IN CASA

Lo hai tenuto in grembo per nove mesi, o forse no, ma sicuramente lo hai accudito, vestito, sfamato ed educato fino all'età adulta.

Ancora lo ami, come il primo giorno in cui hai incrociato i suoi occhi, solo che ormai convivi con un uomo o una donna, con cui devi condividere i tuoi spazi, i tuoi tempi e a cui le tue regole cominciano a stare strette.


Una volta il problema non sussisteva.

Verso i vent'anni si era già economicamente autonomi, qualcuno anche prima, e se la famiglia rappresentava una limitazione alle proprie libertà o ai propri sogni, si poteva scegliere di lasciare il nido per avventurarsi verso nuovi orizzonti.

Vero è che non tutti i giovani si sentivano abbastanza pronti per salutare la famiglia in tempi precoci, ma il trend di distacco famigliare si attestava mediamente tra i venti e i venticinque anni.


Oggi la situazione è completamente diversa.

Il mondo del lavoro richiede maggiori specializzazioni.

Se una volta per comuni mansioni di ufficio era sufficiente l'attestato professionale o un diploma tecnico, adesso viene richiesta almeno una laurea breve e se si punta a professioni più qualificanti, la laurea magistrale è d'obbligo, possibilmente rimpolpata da una serie di master, a sostegno delle proprie capacità.


Inevitabilmente la permanenza dei figli all'interno delle famiglie si è molto dilatata.

Anche nel caso in cui i ragazzi trovino delle occupazioni per mantenersi agli studi ed essere in qualche modo economicamente indipendenti, sarà comunque difficile che riescano a crearsi una vita autonoma prima di ventotto/trent'anni.


Quanto può essere difficile convivere con un figlio adulto e come gestire il normale senso di protezione e accudimento di noi genitori, soprattutto noi genitori italiani?


Bisognerebbe innanzi tutto allenarsi quando sono ancora piccoli e adolescenti.


Se facciamo un parallelismo con le famiglie straniere, semplicemente osservandole in questo periodo estivo in cui in molte stanno visitando il nostro paese, potremo facilmente constatare che esiste una profonda differenza tra il nostro modo di seguire i bambini e quello del resto d'Europa.

Senza essere necessariamente superficiali e incuranti dei figli, che non fa parte della nostra cultura, potremo imparare a non riprenderli in continuazione per delle banalità e lasciarli più liberi, tanto di esprimersi quanto di muoversi.

In alcune occasioni dovremmo essere più supervisori che guide, per verificare cosa hanno appreso dai nostri insegnamenti ed essere eventualmente pronti ad un confronto, per correggere il tiro.


Questo approccio educativo abitua il figlio, nella sua crescita, ad affrontare da solo le problematiche dell'età, sicuro comunque del fatto che i genitori saranno sempre pronti a sostenerlo, e abitua i genitori a considerare il figlio non un'appendice di se stessi, ma un individuo autonomo, capace di affrontare la vita con le proprie risorse e capacità.


Resta comunque il fatto che un figlio adulto in casa rappresenta, anche per i genitori più preparati, una sfida quotidiana da saper gestire.


I punti più comuni di discussione sono gli stessi dell'adolescenza:

  • studio

  • orari

  • lavori domestici

Come genitori ci preoccupiamo se stanno preparando o meno gli esami, ci inquietiamo se non rientrano a casa ad un certo orario o ci infastidisce se cenano spesso fuori.

Pretendiamo (a ragione) che siano d'aiuto nei lavori domestici, mentre a volte vivono più fuori che in famiglia e, come diceva mia madre, la nostra casa ci sembra quasi un albergo .


Sembrano luoghi comuni, ma è effettivamente così.

In queste condizioni la convivenza diventa davvero difficile, tanto per i genitori quanto per i figli.


In queste occasioni ogni famiglia cerca il suo equilibrio.

Non ci sono ricette magiche, valide per tutti, ma è bene stabilire fin da subito delle regole.


Presupposto che a vent'anni non sono più da accudire e che tutto quello che volevamo trasmettergli avremmo dovuto farlo prima, fondamentale è il rispetto reciproco e il riconoscimento della propria autorità genitoriale che, nella propria casa, nonostante l'età adulta, deve sempre esserci riconosciuta.


Se nel corso degli anni siete riusciti ad instaurare un rapporto di confronto e fiducia con vostro figlio, non sarà poi particolarmente difficile convivere con lui da adulto.


Certo abituarsi a sentirlo rientrare tardi di notte, sapendolo fuori in auto o in moto, vi causerà qualche notte insonne, vederlo litigare con il/la partner e tacere sarà un po' complicato, non chiedergli tutti i giorni a che punto è con gli esami potrà essere difficile, ma se siete sopravvissuti alla sua adolescenza potrete andare anche oltre.


Personalmente ho stabilito tempi minimi di permanenza in famiglia, una collaborazione settimanale nelle pulizie di casa e, in veste di madre ed educatrice, in accordo con mia figlia, mi sono riservata il diritto di dare la mia opinione, anche se non richiesta, in particolari occasioni.


Stabilito che ormai è grande e responsabile per vivere la sua vita come meglio crede, avrò sempre e comunque la facoltà di esprimere il mio disappunto e il mio punto di vista in tutti quei casi in cui potrebbe causarsi danno da sola.

Non per giudicarla, ma per ragguardarla da possibili conseguenze che la mia esperienza mi ha insegnato a valutare e che lei, nella sua giovinezza, potrebbe non considerare.


Lo abbiamo chiarito apertamente, vis à vis, da pari a pari.

Io sono sua madre e per quanto vecchia potrà mai essere, per quanto lontano potrà mai andare, se avrò ancora qualcosa da insegnarle, se potrò evitarle un errore doloroso, sarà sempre mio dovere avvisarla.

La scelta finale sarà sempre e solo sua, come è stato da quando è bambina, ma almeno avrà tutti gli elementi per valutarla.


E' un'esperienza nuova e gratificante vivere con una figlia adulta sotto lo stesso tetto, si vedono i risultati della propria dedizione di genitori e si valutano gli errori commessi.


Ora che è grande, mi rendo conto che forse in qualche occasione ho sbagliato.

Cercherò di non commettere gli stessi sbagli con la piccola, ma già so che ne farò altri: ogni figlio è un mondo a sé.


Nel complesso però, avere in casa una donna con cui confrontarmi apertamente e onestamente su ogni argomento, con cui cominciare e finire una discussione senza rancori, ma piuttosto sentirmi arricchita di un nuovo punto di vista, mi rende particolarmente orgogliosa, anche se a volte mi piacerebbe rivederla bambina, gli occhi azzurri indagatori e il sorriso furbetto, che chiedeva "Mamma posso?".


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Foto by Paola Bergamasco - Le mie figlie




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