DIMENSIONE DONNA

La mia è una famiglia prevalentemente al femminile.

Ho due figlie e una gatta, cinque nipoti femmine contro un solo nipote maschio, cugine verso cugini con un rapporto in netta maggioranza per le quote rosa e una quantità importante di zie.

Tra nonne, bisnonne e prozie posso vantarmi di avere in famiglia aristocratiche, zingare, partigiane, ragazze-madri abbandonate e poi reintegrate, truffatrici e donne di carità.

Niente di strano quindi se quando si parla di donne il mio cuore inizia a battere più rapidamente, pompandomi il sangue drittamente al cervello, scatenando un susseguirsi di immagini e ricordi.


Ma quando si parla di donne e in che termini?


In occasione dell'8 marzo, festa della donna: giusto.

Serve sempre una giornata per ricordare che l'altra metà del cielo non ha ancora esattamente le stesse opportunità di vita e di lavoro dell'altro sesso e in questa giornata ci si concentra soprattutto sulle mancanze.


Parliamo di donne per sottolinearne gli abusi, le vessazioni, fisiche e psichiche, che avvengono in famiglia, in ambienti fidati e purtroppo anche sui posti di lavoro.

Giustamente occorre denunciare e tenere alta l'attenzione su queste discriminazioni, ancora troppo numerose e silenziose per poter credere di avere raggiunto la tanto agognata parità di diritti e serve, per tentare di cambiare il comune modo di sentire e di agire della società, unica vera responsabile delle disparità.


Tuttavia l'essere donna non è solo sapersi giostrare e difendere in un mondo guidato dagli uomini.


Essere donna è molto di più di quanto viene raccontato in una giornata commemorativa o nella cronaca nera. Molto di più delle disuguaglianze e dei soprusi coi quali le donne, tutte, che lavorino a casa o in azienda, si confrontano costantemente e quotidianamente, da sole e senza aiuti, portando avanti semplicemente il loro essere donne.


Ne conosco a centinaia: sono amiche, colleghe, semplici conoscenti, per me tutte sorelle e non tutte capaci di sottrarsi a quell'impostazione preconfezionata che la tradizione ha voluto darci.


Le vedo sorridere davanti all'apprezzamento pesante del collega, solo per evitare una risposta al vetriolo che scatenerebbe un ulteriore commento sessista; le sento incassare gli interventi di altre donne "arrivate" che pensano di essere meglio solo perché hanno scelto la carriera ai figli; le guardo osservare ammirate le figure alte e slanciate di modelle perennemente a dieta, pensando di non essere altrettanto desiderabili solo per qualche chilo in più.


Per tutte queste donne che non danno voce ai loro dubbi, ai loro sogni, alle loro sofferenze, mi batto tutti i giorni, a mio modo, con la mia sensibilità, con le mie capacità, per sottolineare che no, non siamo uguali agli uomini, non siamo meglio e non siamo peggio.


Rivendico quotidianamente, oggi più che mai, il mio diritto di donna di essere diversa dagli uomini, pur avendone gli stessi diritti, le stesse capacità, la stessa energia, la stessa forza, la stessa intelligenza, la stessa autorevolezza.

Pertanto pretendo le stesse identiche possibilità di far parte di un mondo sociale, politico, economico e finanziario, dove ancora una buona parte delle donne è ostacolata per non voler rinunciare al suo essere donna.


Per me essere donna significa riconoscere nella femminilità, la mia bellezza, la mia forza, il mio carisma e vorrei essere libera di esprimerla vestendomi come mi sento, senza essere squadrata da capo a piedi quando indosso qualcosa fuori dagli schemi e senza essere giudicata.

Proprietaria unica del mio corpo non ammetto commenti, di uomini o donne che siano, sui chili di troppo, sulla lunghezza della gonna, o sulla mia età.

Gli abiti sono solo una confezione esterna, spesso usata dalle donne a titolo provocatorio o per lanciare specifici messaggi ai loro interlocutori, solo le persone superficiali o le menti ristrette non comprendono che la vera essenza di un donna sta ben oltre il suo corpo e come si veste.


Donna significa indipendenza, organizzazione, socialità.

Una donna impara presto a gestirsi in autonomia, è un fatto culturale, in particolar modo in Italia.

Ha la capacità innata di seguire più progetti insieme, delegando le mansioni secondarie a collaboratori fidati e tenendo per sé il lavoro più duro o importante.

Sa usare la sua capacità di comunicazione e persuasione per contornarsi di persone utili ai suoi scopi personali e professionali.

Di fatto una donna sola non sarà mai sola. Indipendente certo, ma con una ricca vita sociale.

Eppure l'immagine di angelo del focolare: casa, famiglia e pargoli, che le hanno cucito addosso ancora la limita nell'arrivare alle posizioni di comando.

L'idea che una donna possa completarsi e realizzarsi da sé fatica ancora a farsi strada.


Essere donna è sapere conciliare famiglia, lavoro e carriera.

Così come molte donne rinunciano volontariamente alla famiglia per dedicarsi alla carriera, moltissime altre pretendono di non scegliere.

Nel mondo del lavoro subordinato questa possibilità è ancora molto remota.

Pochissime le aziende che agevolano la scelta di maternità di una loro collaboratrice o che la riconfermano nella stessa posizione lavorativa al rientro in ufficio dopo la gravidanza.

I vertici aziendali sono tuttora ricoperti da figure maschili, le poche femminili presenti sono per la maggior parte donne single o separate e questo ci racconta quanto siamo ancora lontani dall'effettiva parità di diritti e quanto siano ancora determinanti le tipiche qualità maschili per giungere a certi livelli.


Ma donna è fantasia e negli ultimi anni le donne se li si sono creati i lavori adatti a loro, per conciliare le loro giuste aspirazioni professionali senza rinunciare alla famiglia, diventando lavoratrici autonome.


Essere donna è quindi saper fare impresa e pare proprio che le donne con famiglia siano quelle più indicate per capire le criticità e trovare le soluzioni più adeguate alle problematiche di gestione di tempi e costi.

Competenze trasversali che si imparano nel crescere i figli e che tornano utili nella vita professionale.


Infine, ultimo ma non ultimo, donna è sensibilità.

Rinunciare ad esprimere la propria emotività, comprensione e solidarietà al prossimo con l'intento di dimostrarsi forti come un uomo e farsi strada nelle pari opportunità, è quanto di più sbagliato un donna possa fare per raggiungere l'uguaglianza.

Di base è già un grave errore pensare che un uomo non sia sensibile e altrettanto grave associare la debolezza all'emotività.

Al contrario l'emotività e l'empatia, se ben gestiti, possono essere una notevole risorsa, nel lavoro quanto nella vita privata, un'ulteriore occasione per rivendicare il proprio essere donna.


Questa è la donna che sono, queste le donne che conosco e alle quali voglio dare voce per creare una nuova visione di donna.


Donna è un più, non un meno e serve un di più per comprendere e tutelare meglio le donne.


Più informazione, più apertura mentale, più possibilità di conciliare lavoro e famiglia, più solidarietà tra "sorelle", più rispetto reciproco delle differenze tra uomo e donna, che inevitabilmente ci sono ma sono complementari e insieme possono portare risultati straordinari.


Uomini e donne sono diversi, ma hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri.

Mi piacerebbe riuscire a costruire un mondo in cui abbiano davvero le stesse possibilità di espressione e di crescita personale e professionale, partendo dall'educazione delle nuove generazioni.


Un pensiero da donna, un pensiero da professione madre.


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