EMOZIONI E PAURE DI UNA MADRE

Il 20 dicembre del 1998 davo alla luce la mia prima figlia.

Avevo 27 anni e lei oggi ne compie 23; una donna!

Era una serata nebbiosa nel pavese e il ghiaccio lastricava la statale che correva dietro la mia prima casa.

Solo qualche giorno prima ero scivolata col mio pancione su quella strada.

Avevo avuto paura per la bambina che portavo in grembo, invece la piccola dopo qualche minuto era tornata a scalciare, come faceva ormai da mesi.

Forse però, proprio a causa di quello scivolone, anticipo' di cinque giorni la sua nascita.


Ricordo, ora come allora, l'euforia e il timore del momento.

Stavo per dare alla luce una nuova vita, ne sarei stata capace?

Avrei saputo come fare?


Il corso per gestanti era stato interessante e divertente, ma avrei sopportato il dolore?


Un flusso interminabile di pensieri ed emozioni mi si affollava nella mente, mentre il mio giovane marito affrontava il muro di nebbia che ci separava dall'ospedale.


Fu un parto semplice.

Le complicazioni arrivarono dopo e ciò nonostante scoprii una forza ed una determinazione che mi cambiarono la vita.


Quell'esserino piccolo e indifeso aveva bisogno delle mie cure e del mio amore.


Da quel momento mia figlia è sempre stata la mia motivazione più grande per essere più forte e per non arrendermi.


In ogni piccolo momento di sconforto il suo sorriso o i suoi occhioni indagatori sembravano chiedermi "Che fai, sei caduta? Non ti rialzi mamma?" e mi sono sempre rialzata, per lei e per me, per essere migliore.


Diventiamo un po' tutti dei super eroi agli occhi dei nostri figli e la responsabilità è enorme, dobbiamo esserne consapevoli, ma anche loro hanno dei super poteri.


L'ingenuità dei bambini e i loro commenti onesti sono spesso quell'ingrediente fondamentale per ridare la giusta proporzione ad eventi altrimenti sopravvalutati e anche il lavoro passa in secondo piano davanti ad un loro sorriso.


Ho temuto molte volte di non essere abbastanza, di non fare abbastanza.

Mi sono informata e rimessa in discussione centinaia di volte, mentre cercavo la chiave di volta per comprendere un'adolescente in crescita.


Sono le nostre paure che ci rendono umani agli occhi dei nostri figli che crescono e sono i nostri tentativi di comunicare con loro che ci rendono meritevoli della loro attenzione.


Un genitore senza paure mente, prima di tutto a se stesso, oppure è inconsapevole dell'importanza del proprio ruolo.


Ora mia figlia è una donna.

Ho percorso con lei questi anni fianco a fianco.

L'ho tenuta per mano per un breve tratto, mi sono inginocchiata ad asciugarle le lacrime quando è caduta e l'ho spronata a rialzarsi, quando ce n'è stato bisogno.


È pronta per andare da sola, le ho dato i mezzi e l'amore per farlo e so che non ha più bisogno di me.


Rimango a camminare dietro di lei adesso, seguendo da lontano i suoi passi, temendo di vederla barcollare, consapevole che dovrà imparare ad alzarsi da sola.


Eppure, una mamma è per sempre, e se mi tenderà la mano troverà sempre la mia a sostenerla.


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