GENITORI: COLPEVOLI O COMPLICI?

"Colpa dei genitori"

Questa è generalmente la classica frase a giustificazione di ragazzi maleducati, sbandati, asociali o peggio criminali.

In tutti questi casi i primi ad essere messi sotto accusa sono proprio i genitori.


Premesso che sicuramente la responsabilità educativa della famiglia è alla base delle scelte future di un figlio, è tuttavia molto comodo, diseducativo e semplicistico sollevare un giovane e la società da responsabilità correlate.


Per le ragioni più svariate, non necessariamente per disattenzione e tanto meno per mancanza d'amore, può capitare che i genitori non comprendano le esigenze emotive dei propri figli.


Tuttavia, possibile mai che all'interno della società in cui viviamo, in cui siamo tutti connessi, tra scuola, sport, social, nessuno riesca a percepire il disagio sociale di un adolescente?

Possibile che nessuno riesca a scalfire la corazza di asocialità che certi giovani innalzano per mascherare le proprie debolezze, incertezze e paure?


Se è pur vero che ad una certa età i ragazzi vogliono scegliere per se stessi e rifiutano l'aiuto esterno, è comunque anche responsabilità di chiunque gli sta accanto cercare di trovare un punto di contatto, per evitare il naufragio in situazioni pericolose per se stesso e per gli altri.


Fortunatamente la vita è un susseguirsi di eventi e uno scivolone nel lato oscuro può non determinare per sempre il futuro di un giovane.


I ragazzi crescono, maturano, incontrano persone.

La società può sempre fornire dei validi appigli e buone motivazioni per cambiare in positivo e se anche la famiglia resta costantemente presente e fiduciosa, un cambiamento è sempre possibile, purché sia il giovane per primo a volerlo.


Vi sembrerà strano, ma le stesse dinamiche valgono anche per i successi dei nostri figli.

In questi casi però in pochi diranno che è anche merito dei genitori.


Si parlerà più che altro di fortuna nell'avere dei bravi ragazzi e probabilmente le fortune ci sono, ma sono ben altre.


Personalmente non credo ci siano bravi ragazzi o cattivi ragazzi.

Piuttosto caratteri più o meno facili ed emotività più o meno evidenti, che necessitano di modalità di approccio diverse e tutte da scoprire, per stabilire un contatto ed una relazione necessarie per favorire uno sviluppo armonico della persona.

Trovare e perseguire quelle modalità è la vera sfida e la vera fortuna.


Qualche settimana fa mia figlia maggiore si è laureata.

Una triennale portata a casa con lode ed ora via, verso la magistrale.


Sono soddisfazioni!

E' stato il giusto riconoscimento di tutto il suo impegno, la sua passione e la sua forza di volontà,

ma non pensiate sia stato tutto rose e fiori.

Il nostro sostegno ed un confronto sempre aperto durante tutto il suo percorso hanno avuto il loro peso, affinché giungesse al suo obiettivo.


Così come è facile riconoscere ai genitori le loro colpe, sarebbe opportuno riconoscere anche i loro meriti, quando li hanno.


La fortuna nel crescere un bravo ragazzo sta:

  • nella possibilità di creare intorno a lui una rete di persone fidate ed autorevoli, che possano arrivare là dove noi genitori non possiamo arrivare, soprattutto nel periodo critico dell'adolescenza

  • essere e diventare complici in una collaborazione attiva con gli insegnanti più rispettati a scuola, nello sport o in qualsiasi altra attività extra scolastica possa frequentare

  • saper indirizzare i figli verso ambienti sani, dove possano scegliere in autonomia e dove un fallimento non sia un dramma, ma un punto di partenza per poter crescere ancora.


La consapevolezza dei nostri limiti educativi ci deve portare a cercare degli alleati nella società che ci circonda e con essa creare un ambiente armonioso e favorevole, a cui i ragazzi possano rivolgersi con fiducia.


Il successo di mia figlia è sicuramente frutto del suo talento e della sua personalità, ma mentre discuteva la sua tesi ringraziavo mentalmente la sua maestra delle elementari e la sua professoressa di lettere delle medie, che le hanno dato le basi per un uso corretto della sintassi. Benedicevo la sua insegnante di danza, che l'ha resa così determina nel perseguire un obiettivo; rivedevo la sua professoressa di diritto, che con caparbietà le ha insegnato ad andare a fondo delle questioni; ripensavo al suo stage alla ONLUS VIDAS, che le ha aperto cuore e mente verso nuovi orizzonti.

Questo solo per citare alcuni degli eventi più importanti che hanno fatto di lei la giovane donna che è oggi.


Noi genitori possiamo essere colpevoli o complici del futuro dei nostri figli, ma non ne siamo gli unici responsabili.

Nel bene e nel male loro saranno la sommatoria della nostra impronta e delle loro esperienze.


Nella crescita di un figlio ciascuna componente della sua vita dovrebbe fare la sua parte, ma in ogni caso gli uomini o le donne che diventeranno lo decideranno solo loro, con le loro scelte.


A quel punto potremo solo gioirne o rammaricarcene, perché tutto quello che potevamo fare lo avremo già fatto e da una certa età in poi, che ci piaccia o no, i responsabili della loro vita saranno solo ed esclusivamente loro.


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Foto privata La Mia Dottoressa Preferita



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