GENITORI E FIGLI: SIATE SCOMODI!

E' una delle prime lezioni che ho imparato dalla mia professione madre.

Essere genitore significa stare sempre in bilico: dai primi giorni di vita dei nostri figli fino a che avremo coscienza del nostro ruolo di educatori e vi auguro di averne per molti anni.


Non ho avuto una madre perfetta, anzi per molti versi è stata piuttosto carente, ma sicuramente è stata ed è tuttora una madre scomoda.

Eppure, devo riconoscerle un grande merito educativo.

Lo scontro quotidiano con lei ha generato:

  • la mia riflessione da adulta

  • mi ha formato il carattere

  • mi ha sollecitata ad approfondire conoscenze

  • mi ha preparata alla professione madre

Avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati, probabilmente, anche essendo più morbida e presente nella mia adolescenza, ma lei ha usato gli strumenti a sua disposizione, quelli che la sua precedente educazione le aveva fornito; giusti o sbagliati poco importa, in fondo sono le basi che contano.


Oggi tendiamo ad essere molto più accondiscendenti e comprensivi con i nostri figli, comportamento lodevole e fondamentale per instaurare un rapporto di fiducia, ma essere eccessivi non aiuta.


Riprendo un argomento molto caro agli educatori e a molti coach che operano anche in ambiti professionali, l'accomodarsi nella così detta "comfort zone".

Apprezzo molto i professionisti del settore che insegnano a rimettersi in gioco, ad uscire dalla propria zona di comodo per sperimentare e cercare nuovi orizzonti, perché in fondo essere un buon genitore significa non sedersi a contemplare, gongolandosi, i propri risultati.


Per crescere dei figli responsabili e autonomi è necessario essere sempre in tensione.

Anche quando si ha la fortuna di avere bravi bambini e bravi ragazzi, pensare di avere assolto il proprio ruolo perché tutto sembra al posto giusto, può essere un errore fatale.


In effetti è molto più semplice delegare la scuola alla scuola, la scelta delle amicizie ai figli, la disciplina sportiva all'allenatore e, da grandi, il rapporto di lavoro al datore di lavoro, interessandosi solo superficialmente di come il proprio figlio gestisce le relazioni, sostenendolo a prescindere, con la falsa illusione di lasciarlo libero delle proprie azioni.


Ma libero di cosa o da cosa?


Ogni età presuppone una nostra posizione scomoda per insegnare a vivere le nuove esperienze e le nuove relazioni, considerando il carattere ed il temperamento di nostro figlio, senza dimenticare il nostro ruolo educativo.


Succede quindi che alla scuola primaria potrà anche essere noioso ripassare le tabelline o provare la lezione di storia e geografia fino alla quinta elementare, ma è fondamentale per insegnare un metodo di studio, che poi col tempo potrà anche essere stravolto o perfezionato, ma intanto avrà fornito una base su cui lavorare.


Molti genitori, in nome di una libertà di espressione, non seguono bambini di otto o nove anni nei compiti a casa e mi chiedo: con quale esperienza possono approcciare questi bimbi lo studio?


Le insegnanti possono essere utili in senso generale, ma ogni individuo è unico.

Chi, meglio di un genitore, può dare un senso al percorso formativo di un bambino?


Il nostro è un lavoro scomodo, sicuramente per tutto il ciclo della primaria e poi nella scelta della scuola secondaria, in quel caso forse anche di più.


Con la mia secondogenita è stato facilissimo, non tanto perché seconda, ma in quanto determinata fin dalla nascita. Era ancora in quinta elementare che già aveva scelto il liceo scientifico come sua prossima meta scolastica.

La mia prima figlia invece, pur avendo un rendimento scolastico ottimo, non aveva nessuna intenzione di proseguire col liceo... uno spreco enorme, dal mio punto di vista!


In questi casi occorre essere abili e, se non siete del settore, vi consiglio di prepararvi con qualche approfondimento di public speaking e public relation, per interfacciarvi con degli adolescenti suscettibili, che vanno guidati senza interferire eccessivamente nelle loro scelte.


Inutile dire che la soluzione sta nel mezzo.

Il momento di crisi scolastico c'è per tutti, anche per i migliori.

Forzare la mano può essere controproducente, tuttavia è il genitore che deve essere lungimirante e sapere accompagnare il figlio verso una scelta che non gli precluda un futuro migliore.

A quattordici anni (mia figlia allora ne aveva appena compiuti tredici) non si può avere le idee chiare su chi si vorrà essere a diciannove.

In quel momento la voglia di studiare era poca, le capacità notevoli, io e suo padre, con un lento lavoro ai fianchi, riuscimmo a farle scegliere, in autonomia, un istituto tecnico linguistico.


Ora mia figlia è una laureanda in scienze dell'educazione e formazione. Al primo anno di università si è un po' pentita di non avere frequentato un liceo.

Affrontare filosofia non è stato semplice, ma è una materia che l'ha sempre affascinata e non ha avuto grosse difficoltà, in compenso ha dato lezioni di diritto a molti compagni totalmente digiuni di un argomento in cui lei aveva avuto una preparazione ottima.


Difficile tenere dritta la barra, soprattutto quando l'oscillazione è lenta e sembra non avere effetti immediati; in fondo noi genitori ci meritiamo anche un po' di tranquillità e lasciare commettere degli errori ai figli è anche educativo.


Sono d'accordo, ma credo che faccia parte del nostro ruolo avvisare delle implicazioni e delle possibili conseguenze di determinate scelte o comportamenti, a qualsiasi età.

Fingere di non vedere o di condividere una scelta inopportuna é meno educativo che esprimere la propria idea, anche se in contrasto con quella del proprio figlio.

La nostra opinione non sarà comunque determinante se nostro figlio avrà imparato a scegliere con criterio e ad assumersi tutte le responsabilità delle proprie azioni.

Confrontarci con lui non lo renderà meno libero, al limite più critico.


E se si ha un rapporto idilliaco coi propri figli? Se sono così bravi da non suscitare conflitti?

Ragione di più per essere scomodi.


I rapporti perfetti non esistono: genitori e figli perfetti vivono solo nelle pubblicità.


La mia "piccola" è nata già grande, o forse è cresciuta in fretta per tenere testa alla sorella, di sette anni più grande di lei.

E' sempre stata brava: qualsiasi attività cominci eccelle. In parte per le sue capacità, in parte perché si impegna moltissimo e con determinazione.


Sarebbe semplice per me e suo padre lasciarla crescere da sola, lodare i suoi risultati e sederci sui suoi successi, ma faremmo di lei una persona boriosa, proiettata solo a prevalere sugli altri e a entrare in competizione con chiunque, senza assaporare la bellezza della condivisione, della collaborazione e della solidarietà altrui.


Occorre essere scomodi per essere buoni genitori e rendere un po' scomoda la vita anche ai nostri figli, solo così si può creare uno scambio di opinioni: confronto e a volte scontro, che rappresenta il naturale evolversi della crescita.


La famiglia deve essere un microcosmo, una mini società, composta dai genitori e se ci sono dai fratelli e anche dagli animali, in cui un bambino possa imparare a relazionarsi, ad assolvere dei compiti e a prendersi delle responsabilità, commisurate alla sua età.

Le prime relazioni, le prime argomentazioni, i primi rifiuti, i primi apprezzamenti, i primi premi, i primi incoraggiamenti, devono avvenire nell'ambito famigliare, un ambiente protetto che possa prepararlo ad affrontare il mondo che lo aspetta.


Il mondo non è sempre un luogo confortevole, anzi, imparare ad affrontare le piccole difficoltà quotidiane, con esempi concreti ed il supporto della famiglia è senza dubbio il modo più indolore per prepararli ad affrontare la vita.


Essere comprensivi e complici coi nostri figli non significa risolvergli tutti i problemi o evitargli sofferenze, questo non farà di loro degli adulti migliori, solo più insicuri davanti alle difficoltà.

Del resto anche l'eccessiva rigidità può produrre gli stessi effetti di insicurezza ed incapacità decisionale, per il terrore di sbagliare.


La continua ricerca di stabilità mi porta quindi alla soluzione che mi sembra più vicina ad un atteggiamento equilibrato, che possa essere di aiuto a genitori e figli: instaurate un rapporto amichevole e di fiducia ma siate scomodi, solo così potrete essere certi di insegnare il rispetto ed il confronto necessari in ogni tipo di relazione e potrete essere certi di imparare gli uni dagli altri.


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Foto di Elisa Riva by Pixabay









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