PERCHE' UN GENITORE NON DEVE TEMERE DI SBAGLIARE

Il mestiere del genitore non è sempre uguale, non è sempre replicabile e non si può insegnare.

Per qualcuno è una vocazione, per altri un sacrificio, per altri ancora una professione.


Certo l'esperienza ci viene in aiuto.

Ci sono oggi molti testi ed insegnamenti pedagogici che ci illuminano la via, ma sta di fatto che ogni figlio è un mondo a parte e che il carattere di ciascuno di noi ci rende unici ed irripetibili, pertanto anche il metodo educativo deve essere calibrato sulla personalità del singolo individuo.


E' pur vero che ci sono delle regole generali che accomunano la crescita dei figli, maschi e femmine, affinché diventino delle persone affidabili e rispettose, prime fra tutte l'ESEMPIO e la FIDUCIA.


Avere dei figli presuppone la volontà di prendersi cura di loro, non solo per tutte le loro necessità materiali, ma anche per il loro sviluppo psicologico ed emotivo.

Questo non implica che tutti dobbiamo essere psicologi e/o empatici, ma che è consigliabile condividere con loro la crescita, accompagnandoli nel loro percorso, seguendo i loro progressi, entrando nel loro mondo, aiutandoli nella socializzazione, interagendo coi loro amici e lasciandoli anche sbagliare, senza colpevolizzarli.


Occorre imparare la professione del genitore, dedicandole il giusto tempo e la giusta attenzione, che non significa necessariamente rinunciare alla propria carriera, ma dare le giuste priorità a famiglia e lavoro.


Dire che esiste un periodo più facile e uno più difficile nella crescita di un figlio è piuttosto riduttivo e anche fuorviante.

Mia madre, con la sua saggezza popolare, ama ripetere: "figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi", ma anche questo è relativo.

Ogni problema è commisurato all'età del figlio e anche a quella dei genitori e della loro esperienza.


Tanto più equilibrata e lineare sarà stata la vostra presenza durante il periodo dell'infanzia, tanto più sarà comprensibile e gestibile il periodo dell'adolescenza, senza illudervi di essere al sicuro da turbamenti e problemi tipici dell'età.


Tuttavia, costruire un rapporto solido di presenza e fiducia con vostro figlio ed i suoi amici durante i primi anni di scuola, sarà fondamentale per capirlo negli anni successivi.


Quindi se pensate che:

  • invitare a casa per merenda una banda di bambini scatenati

  • passare ore al parco tra quattro calci al pallone e pappe a base di foglie

  • partecipare attivamente ad ogni festa scolastica

  • conoscere per nome tutti i suoi compagni di scuola

siano attività che rubano tempo al vostro lavoro, o peggio, che rappresentino una fatica inutile, sappiate invece che rappresentano le basi per un rapporto saldo e duraturo con l'adolescente che verrà domani.


La vostra costante presenza, la vostra disponibilità, le vostre regole, il rispetto per le sue emozioni e quelle degli altri, rappresenteranno l'esempio col quale si rapporterà durante la sua crescita e di cui potrà chiedervi conto nei momenti di crisi.

Quello sarà il momento in cui non dovrete deluderlo e vi giocherete la sua stima e la vostra autorevolezza.


Ho imparato questa importante lezione il primo anno di scuola superiore di mia figlia maggiore.


Noi abitiamo in un paesino alla periferia di Milano, dove i bambini frequentano tutti la stessa scuola fino alle scuole medie.

Io, impegnata come rappresentante di classe fin dalla scuola dell'infanzia, ho visto le amiche di mia figlia crescere con lei e sono tuttora molto affezionata a tutte loro.


Con la scelta della scuola superiore le amiche si divisero, ma continuarono a ritrovarsi sul pullman in direzione Milano.


A pochi mesi dall'inizio della scuola, un giorno mia figlia attese che rientrassi dall'ufficio e, con la borsa ancora in spalla, mi disse "Mamma, ti devo parlare" - mi preparai al peggio.


Lei e le sue compagne avevano scoperto che una loro carissima amica era in piena depressione.

La scuola, scelta su indicazione dei genitori, non le piaceva; i compiti la opprimevano e i numerosissimi impegni extra scolastici non le lasciavano tempo per le amicizie.

Era diventata bulimica: vomitava di nascosto qualsiasi cosa mangiasse, anche solo una caramella.

Aveva i polsi coperti da tagli, che si infliggeva con una lametta e che cercava di nascondere con maglioni ampi dalle maniche abbondanti.


Mia figlia e le sue amiche erano disperate.

L'avevano incoraggiata a parlarne coi genitori, si erano offerte di restare accanto a lei.

Cercarono di non lasciarla mai sola, per evitare che si ferisse troppo, ma la ragazza stava dimagrendo a vista d'occhio e non aveva il coraggio di affrontare la sua famiglia.


"Mamma, per favore, aiutaci. Vai a parlare con sua mamma!" - mi disse mia figlia tra le lacrime.


Fu uno dei momenti più difficili della mia vita: ero terrorizzata al pensiero di prendere la decisione sbagliata e compromettere la stabilità di una famiglia.


Io insegno alle mie figlie a non girarsi dall'altra parte davanti ai problemi, gli insegno ad essere altruiste, a non abbandonare chi è in difficoltà.


Mia figlia e le sue amiche ci avevano provato.

Il problema però era più grande di loro e con fiducia si rivolgevano ad un adulto.

Facendo un distinguo tra adulti con cui potersi relazionare e adulti con cui non avevano dialogo.


In quel momento mi veniva chiesto il conto dei miei insegnamenti: tanti anni di belle parole e piccoli esempi dovevano concretizzarsi in un aiuto fattivo.


Conoscevo molto bene i genitori della ragazza.

Entrai in punta di piedi nella loro storia famigliare, cercando di fare meno danni possibili e ciò nonostante fu una fatica immensa, per entrambe le parti.

Lei era lì, coi suoi genitori, mentre raccontavo le preoccupazioni delle sue amiche e l'amore immenso che le aveva spinte a richiedere il mio intervento.

Ci lasciammo con un bacio e molte promesse e per più di un anno non ci parlammo più.


Rispettai il loro silenzio con un profondo dolore ed il timore di non aver fatto abbastanza.


Le ragazze però continuarono a frequentarsi sul pullman e anche fuori da scuola, così seppi che la ragazza era entrata in terapia e che a fine anno avrebbe cambiato indirizzo scolastico.


Il tempo rimargina ogni ferita e anche le cicatrici sui polsi scomparvero.


I genitori della ragazza sono di nuovo dei buoni vecchi amici.

Quando capita, ci fermiamo in cortile a chiacchierare, orgogliosi delle nostre figlie ormai grandi.

Lei è diventata un fiore, laureata e con una brillante carriera.


Essere coerenti, nei fatti, con quanto insegniamo ai nostri figli, vale più di ogni parola.

Pensare di limitare l'educazione ad un solo periodo di crescita è una follia.


Il rapporto si costruisce pezzo a pezzo, ogni giorno, come un puzzle da completare.

Ogni tanto si sbaglia a mettere qualche tessera: non si abbinano i colori o si scambiano le direzioni, ma possiamo sempre cambiare il pezzo fuori posto e sostituirlo con quello giusto, per far tornare l'armonia.


Finché un giorno il puzzle sarà completato e si animerà di vita propria, per costruire, con le nostre tessere, un'immagine nuova.

Allora non avrà più bisogno del nostro tocco per avere una forma armonica, ma potremo continuare ad alimentare la sua luce col nostro amore.


Essere genitore è un mestiere straordinario che non ammette la paura di sbagliare, solo la pazienza di imparare.


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Foto di Marcisim by Pixabay




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