QUANTO COSTA UN SOGNO

Sognare fa parte dell'indole umana.

Le grandi scoperte, le grandi invenzioni, i grandi ideali, sono partiti tutti da un sogno di grandi personalità che vi hanno creduto e si sono adoperate affinché i loro sogni si trasformassero in progetti e poi ancora in fatti o idee, per poi concretizzarsi e diventare realtà.


Per i bambini non è difficile sognare, anzi spesso preferiscono vivere nel loro mondo fantastico piuttosto che affrontare la realtà, a volte troppo deludente o cattiva.

I sogni permettono loro di ritrovare la serenità, l'equilibrio, la fiducia in loro stessi, eppure arriva il momento in cui devono imparare a discernere tra ciò che è vero e ciò che è immaginario e imparare ad affrontare le difficoltà del quotidiano.


Questo passaggio dal mondo fantastico al mondo reale è un'importante tappa di crescita in cui i bambini devono essere accompagnati progressivamente e con amore dagli adulti che li circondano, per fargli comprendere che la realtà non è comunque un posto ostile, che la fantasia è necessaria per rendere lieve la vita e che i sogni non sono sempre realizzabili ma occorrono per migliorarci.


La scuola, le buone letture, i giochi con mamma e papà, sono determinanti per affrontare con serenità questo passaggio dalla prima infanzia all'età scolare e porre degli obiettivi più alti, dagli esiti più improbabili, aiuta i piccoli ad affrontare due grandi ostacoli che incontreranno nella vita: l'ansia da prestazione e il fallimento, i principali assassini della fantasia in età adulta.

In questo senso un grande alleato nell'educazione a sognare può arrivare dallo sport.


Credere nei propri sogni ed impegnarsi per realizzarli è un esercizio non privo di grandi delusioni, ma che offre anche tante emozioni positive che i genitori, insieme ad educatori e allenatori, devono insegnare a gestire ai bambini fin da piccoli, per crescere dei giovani che abbiano fiducia in loro stessi e siano pronti ad accettare delusioni e sconfitte, pur di tentare di realizzare i propri desideri.


E' la sfida principale che noi genitori siamo tenuti ad affrontare nell'educazione dei figli.

Saremmo tentati di proteggerli in eterno o di spianargli tutte le strade, ma quei piccoli esseri indifesi crescono e se non gli forniamo gli strumenti necessari per affrontare la vita soccomberanno alla prima difficoltà.

Attendere che siano pronti o cresciuti è solo una comoda scusante.

Il lavoro va fatto in progressione e per tempo, così che al momento giusto, in occasione delle scelte importanti della vita, possono trasformare i sogni in progetti, per provare a trasformare la fantasia in realtà, accettandone tutti i possibili rischi: compreso il fallimento.


Fallimento, questa parola così dura e dolorosa, è la maggiore responsabile dell'affossamento dei sogni e delle speranze dell'uomo.

Tanto più antipatica e improponibile se cucita addosso ad un adolescente o a un giovane, con tutta una vita davanti per costruire il suo domani.


Non tollero e non concepisco gli adulti che tentano di ridimensionare i sogni dei ragazzi, con l'insulsa ragione di tenerli coi piedi per terra.

Trattenere l'entusiasmo di un giovane con lo spettro dell'errore è quanto di più meschino e diseducativo si possa immaginare, un insensato tentativo a vuoto di pseudo protezione.

Giusto considerare le difficoltà di un progetto, saggio elencare le possibili ripercussioni negative, comprensibile esprimere i propri timori, tuttavia occorre essere obiettivi nelle valutazioni e considerare anche le opportunità e le possibilità di crescita che si celano dietro a un sogno.

Solo così è possibile sondare l'effettiva volontà di trasformare la fantasia in realtà, solo considerando la propensione al cambiamento si può capire se ci sono effettive possibilità affinché l'avventura abbia inizio e possa dare buoni frutti, che siano la realizzazione del sogno o la crescita personale, perché sbagliando non si fallisce, si impara e si cresce.


Lo sport in questo senso insegna molto.

Ogni anno, pandemia permettendo, partono i nuovi campionati nazionali sportivi per dilettanti e agonisti, nei diversi circuiti delle varie discipline.

Il mese prossimo ripartirà anche il campionato CSI di ginnastica ritmica, che mi vede coinvolta nelle gare come volontaria per il comitato di Milano.

Tutti gli anni centinaia di atlete sul territorio nazionale scendono in pedana, affrontano le gare provinciali e poi quelle regionali, tutte con lo stesso sogno: arrivare alla finale nazionale e su quella pedana sfidarsi, alla ricerca del podio.

Le bambine e le ragazze sono tante, tantissime.

Lo scorso novembre, nonostante l'anno pandemico, sono sfilate alle gare nazionali più di 400 atlete e loro lo sanno di non avere tutte la stessa preparazione, le stesse chances, le stesse ore di allenamento, eppure tutti gli anni tornano, ci provano e sognano.

Qualcuna nel corso della sua carriera arriverà a quel podio nazionale, qualcuna più di una volta, qualcuna mai, ma quando tornano in pedana hanno tutte la stessa voglia di vincere e la stessa determinazione a fare meglio. E migliorano davvero quelle ragazze, anche quando non salgono sul podio. Non pensate sia anche quella una vittoria?


Senza sogni, grandi o piccoli che siano, non c'è evoluzione, tanto nello sport quanto nella vita.

I sogni sono quel motore silenzioso e indispensabile che unito alla passione ci fa muovere i passi verso obiettivi che altrimenti non penseremmo nemmeno di poter raggiungere.

L'unico vero rischio di sognare è quello di non sapere incassare la sconfitta e rinunciare per questo ad altri sogni e il miglior antidoto alla delusione di un sogno infranto è averne subito pronto un altro da perseguire, proprio come un campionato sportivo, per continuare a sognare e sperare.


Sogno e speranza, un binomio che va braccetto nel corso delle nostre vite.

  • Possiamo forse privarne i nostri giovani, chiedendogli di vivere solo la realtà,?

  • Quale realtà poi, la nostra?

  • O quella dei loro coetanei nel resto del mondo?

  • Possiamo limitarli alle scelte qui in Italia o possiamo lasciare che sognino la terra straniera?


La mia "piccola" ci ha provato a portare avanti il suo sogno all'estero: cinque borse di studio disponibili per frequentare il quarto anno negli U.S.A. o in Canada, un'occasione troppo allettante per non provarci, soprattutto considerando la sua media scolastica che rasenta il 10.


Nessun tetto economico nel bando di gara, richiesta la pagella dell'anno precedete e tuttavia presentazione obbligatoria della dichiarazione ISEE; a quel punto io e suo padre avevamo già capito che probabilmente non sarebbe rientrata nelle selezioni.

Del resto le borse di studio, come è giusto che sia, sono rivolte principalmente agli studenti bravi con capacità economiche limitate e avere entrambi i genitori lavoratori dipendenti, rispetto a famiglie monoreddito, la poneva già in una condizione di svantaggio rispetto ad altri candidati.

Nulla di inaspettato quindi quando è arrivata la comunicazione che non aveva passato le selezioni. Peccato, perché il suo rendimento scolastico è davvero notevole.


Avremmo forse potuto risparmiarle questo sogno irrealizzabile, questa speranza vana, questa delusione cocente sul suo futuro all'estero, ma perché non provarci, visto che i voti la facevano rientrare tra le migliori candidate? Perché rinunciare al sogno senza provarci?


Non so quanto sia rimasta delusa mia figlia dalla notizia, è sicuramente molto più ermetica della sorella, so solo che dieci anni di ginnastica ritmica le hanno insegnato che svanito un sogno se ne può rincorrere un altro di nuovo.

Non ha avuto bisogno di coccole o rassicurazioni; ero forse più contrita io di lei, più preoccupata io per la sua autostima che lei per se stessa.

"Pazienza mamma" - mi ha detto - "Vorrà dire che il prossimo anno mi preparerò per gli esami d'ingresso all'università, che si possono fare già dal quarto anno" e via verso un altro sogno.


E non crediate che abbia abbandonato l'idea di studiare all'estero, già pensa all'Erasmus.


Resta il fatto che sognare costa.

Costa la delusione quando il sogno non si realizza, costa la rabbia quando si fa del proprio meglio ma non si arriva, costa fatica e impegno, perché nulla è dovuto e tutto va guadagnato, ma che vita è senza sogni?


Continua a sognare bimba.


E voi genitori lasciate sognare i vostri figli, accompagnateli nelle loro fantasticherie e sosteneteli al bisogno, non privateli delle ali per volare oltre il grigiore della normalità per cercare di costruire un mondo a colori, forse sapranno fare meglio di noi.


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Foto di Wesley Carvalho da Pexels









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