QUANTO MI COSTI FIGLI@!

Quanto mi costi figli@! E non parlo di costi economici.

Di quelli me ne sono già occupata e certo non sono pochi, adesso però parlo di costi emotivi.


Nel momento in cui decidete di diventare genitori dovete mettere in conto che i costi emotivi che vi saranno richiesti per crescere e rendere indipendente vostro figlio saranno più o meno gravosi, a seconda di quanto ansiosi siete.


Fintanto che non frequenterà il nido o la scuola dell'infanzia avrete un rapporto simbiotico con lui: voi e lui e al massimo qualche membro della famiglia di cui vi fidate, oppure una baby-sitter, attentamente selezionata e scannerizzata per darvi la certezza di lasciare il piccolo in mani sicure.


Poi però vi dovrete proprio arrendere, sarà necessario iniziare un lento e progressivo processo di indipendenza, che inizierà dalla tenera età e proseguirà fino all'età adulta.

E badate bene, la preoccupazione e l'ansia che avrete il primo giorno della scuola d'infanzia sarà la stessa che proverete alla prima gita, alla prima vacanza in solitaria con gli amici o al primo giorno di patente.


Non cambia assolutamente nulla: è più grande, più responsabile, più maturo, ma è pur sempre una prima esperienza, per voi e per lui e la preoccupazione che non sappia cavarsela è la stessa di quando lo avete lasciato per la prima volta da solo con uno sconosciuto.


Un costo emotivo indispensabile, al quale è bene abituarsi fin da quando sono piccoli, per preparare loro e anche noi a decisioni a volte scomode ma necessarie, per fagli comprendere lezioni che altrimenti non potrebbero imparare.


Ho una figlia grande, che ho imparato a rendere indipendente e fatico a non intromettermi nelle sue scelte, soprattutto quando vedo a priori che porteranno a dei pessimi risultati.

Eppure a volte i risvolti di certe situazioni stupiscono anche noi genitori.


Qualche giorno fa mia figlia decide di trascorrere un paio di giorni al mare con un'amica e cerca una sistemazione a Rimini per il 16 e il 17 agosto.

L'idea mi fa subito rizzare i peli alla base della nuca, segnale di pericolo imminente: naturalmente viaggerà con la sua auto, la mia vecchia Citroen C3 del 2005.

Già so che, visto il periodo, troverà una topaia a dei prezzi esorbitanti e provo a tastare il terreno per vedere se c'è possibilità di dialogo, ma la ragazza è convinta e suo padre la sostiene (e quando mai, è la sua bambina!).

Giusto, mi dico, diamole fiducia.

Trova infatti un albergo e lo prenota, pagando anticipatamente le notti, poi legge le recensioni e tutti i miei dubbi trovano conferma, adesso sono veramente preoccupata, ma ci ridiamo sopra, lei è sicura di potersela cavare.


Il lunedì mattina il mio ufficio sembra il paese dei campanelli, le ore volano e aspetto con ansia notizie di mia figlia.

Pensava di impiegarci solo tre ore, la pivella.

Quando le dissi di considerarne almeno quattro mi ha dato della pessimista, eppure lo sa che lavoro in un soccorso stradale e che il traffico che c'è sulle strade in questi giorni lo conosco meglio di chiunque altro, ma io sono vecchia.


Dopo sei ore di agonia finalmente le ragazze chiamano, sono arrivate alla meta e come da copione l'albergo non è degno nemmeno di essere chiamato tale.

Il video della camera che ci ha inviato è vomitevole, penso che nei prossimi giorni avranno un'ispezione dei NAS, le ragazze si lamentano subito, ma non vengono prese sul serio.

Mia figlia minaccia di rivolgersi ai carabinieri ed intanto chiama il padre.


Ecco, qui subentra la famiglia.

Non tanto per risolvere il problema, ma per far sentire la forza della propria presenza, per dare sicurezza e fiducia, che in certe situazioni possono vacillare, soprattutto se si è ancora giovani.


Morale, le ragazze sono riuscite a farsi rimborsare completamente le due notti già pagate e, rinfrancate del sostegno a distanza di papà e sorella, si sono date da fare sul posto con alcuni albergatori della zona che, con una gentilezza incredibile e un tam tam di passa parola, in mezz'ora gli hanno trovato una stanza carina, pulita, fronte mare, con piscina, ad un costo inferiore della topaia che avevano trovato.


E' stata una dura prova: per le ragazze e anche per noi.

Quando sono rientrata dall'ufficio, dopo una giornata di fuoco, avrei voluto strozzarla mia figlia! Mi aveva fatto preoccupare da morire, eppure quando ci siamo sentite la sera mi sono limitata a dirle: "Spero che tu abbia imparato qualcosa da tutta questa vicenda".

"Avevi ragione mamma, dovevo controllare prima di prenotare, mi sono fatta prendere dalla fretta".


Lei ha imparato una lezione che non avrei potuto insegnarle diversamente, ma anche io e suo padre abbiamo imparato qualcosa.

Innanzi tutto che abbiamo una figlia coraggiosa e dalle mille risorse.

Non si è arresa davanti ad un imbroglione e alla sventura.

Ha sfoderato tutte le su competenze linguistiche e turistiche, utilizzando la sua innata simpatia ed educazione per accattivarsi il favore di alcuni albergatori che l'hanno aiutata a trovare una sistemazione.

Ci ha anche confermato che a volte basta solo una parola di incoraggiamento per far muovere il motore della fiducia e della solidarietà.


Ora le ragazze si stanno divertendo sulle spiagge di Rimini e sono felice che il costo emotivo di questa esperienza sia servito a rendere mia figlia più consapevole delle sue capacità e dei suoi limiti, nessuno avrebbe imparato nulla se non avessimo accettato di correre dei rischi.


Ecco cosa significa fare il genitore e crescere figli indipendenti.

Vuol dire assumersi costi emotivi a volte elevati, che nella maggior parte dei casi, purtroppo non sempre, ci ripagano con belle soddisfazioni.


Non ci sono scorciatoie o alternative, bisogna solo imparare ad affrontarli e a conviverci.

Siamo però in tanti a crederci e sapere che in fondo, a qualsiasi età, abbiamo tutti le stesse preoccupazioni e gli stessi timori, ci fa sentire meno soli.


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Foto di Messan Edoh by Pixabay





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