Se sbaglio non ridere

Le mie figlie hanno cominciato a parlare molto presto.

Dicono che generalmente le femmine in questo senso siano più precoci dei maschi, non so se sia veramente così.

Sta di fatto che entrambe a due anni si facevano capire molto bene e articolavano discorsi piuttosto complessi per la loro età.

La mia grande in particolare è stata una chiacchierina, lo è ancora adesso che è una donna.

Aveva un'amica, più piccola di lei di un anno, con la quale si intratteneva in discorsi lunghissimi, ad una velocità incredibile per delle linguette così minute.

Cosa si raccontassero resterà un mistero, in ogni caso i loro scambi terminavano sempre con delle grandi risate contagiose, segno che sicuramente si divertivano.

Va da sé che, ancora prima di cominciare la scuola, mia figlia sapesse usare correttamente gli aggettivi possessivi, pur non conoscendone naturalmente la regola grammaticale.

Un pomeriggio, mentre mi aiutava a riordinare la sua cameretta le chiesi di portarmi la bambola che aveva abbandonato sulla toilette della nonna che avevamo in sala.

La toilette della nonna era un vecchio scrittoietto restaurato, che usavamo come appoggio per il telefono e per tutte quelle cianfrusaglie che di solito si trovano in giro in tutte le case abitate da bambini.

Uscì dalla cameretta e poco dopo tornò a mani vuote.

"Non ho capito", mi disse: "Cosa devo fare?"

"Vai in sala e prendi la bambola che c'é sulla toilette e portamela, per favore", le risposi.

Andò in sala e poco dopo tornò ancora senza la bambola.

Io mi spazientii un po': "Mi stai prendendo in giro? Dov'é la bambola?"

Lei si irritò ancora più di me: "Io ho cercato in sala la mia lette, ma non so che cos'è!"

Scoppiai a ridere, mentre lei tutta rossa per la rabbia non capiva e si indispettiva ancora di più, cercando di ricacciare indietro i lucciconi che le brillavano negli occhi .

Quando capii di averla offesa, ritrovai un po' di contegno e mi scusai, non era lei a non aver capito ma io che mi ero spiegata male.

La presi per mano e le feci vedere cosa intendessi per toilette.

Una parola francese, unica, che non si divideva in "tua" o "mia" lette, e che stava ad indicare un piccolo tavolino, di solito corredato di specchiera, che un tempo le nonne avevano nelle camere da letto.

Lei mi guardò coi suoi grandi occhi azzurri e mi disse " E non potevi chiamarla in italiano?"

La verità è che i bambini, con la semplicità delle loro osservazioni, sono davvero geniali!

Aveva 5 anni e fu l'inizio di uno scambio di idee ed opinioni che dura ancora oggi.



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